Salvatore Midili Salvatore Midili

Monteriggioni, la fortezza perfetta sulla Via Francigena

Monteriggioni è uno dei borghi medievali più iconici della Toscana. Nato nel XIII secolo come castello difensivo della Repubblica di Siena, domina la Via Francigena con le sue mura perfettamente conservate. Una passeggiata breve ma intensa dentro un Medioevo rimasto intatto, citato persino da Dante nella Divina Commedia.

Piero: il van è fermo da un pò. Troppo tempo. Mi sembra sia arrivato il momento di un altro dei nostri viaggi.

Angela: cosa hai in mente questa volta? Sai che abbiamo pochi giorni a disposizione?

Piero: si e proprio per questo ho pensato alla Toscana. Faremo base a Siena e faremo qualche deviazione tra Chianti e Val d’Orcia.

Angela: allora la prima tappa obbligata sulla strada verso Siena la sto già immaginando. Sulla collina, come appoggiata con precisione millimetrica, appare Monteriggioni. Una corona di pietra che sembra disegnata più che costruita, una una sosta obbligata lungo la strada.

Piero: come si fa a tirare dritto davanti a un posto così? La vista già dall’autostrada è spettacolare.

Angela: subito mi chiedo: perché Monteriggioni è rimasta così intatta? Perché è diventata un simbolo del Medioevo toscano? E come mai il suo profilo è riconoscibile da secoli?

Piero: entriamo e le risposte arrivano passo dopo passo.

Monteriggioni: un castello pensato

Angela: qui si capisce subito che non è un borgo medievale nato per caso.

Piero: esatto. questo è un castello progettato, non cresciuto. Monteriggioni nasce nei primi decenni del XIII secolo, in un momento di fortissima tensione politica e militare tra Siena e Firenze. Le due città si contendono il controllo del territorio e soprattutto delle vie di comunicazione.

Angela: e questa posizione non è affatto casuale.

Piero: no, qui Siena decide di giocare d’anticipo. La Repubblica di Siena ha bisogno di difendere il proprio confine settentrionale e di controllare un’arteria vitale: la Via Francigena. Una strada antichissima, percorsa da secoli da pellegrini diretti a Roma, ma anche da mercanti, ambasciatori ed eserciti. La Via Francigena non è solo un cammino religioso. È una vera infrastruttura medievale, un flusso continuo di persone, merci e informazioni. Controllarla significa controllare il territorio, l’economia e la sicurezza.

Angela: chi dominava questa strada dominava tutto ciò che passava.

Piero: e infatti Siena decide di fortificarla. Qui transitano pellegrini diretti verso la Città Eterna, mercanti carichi di stoffe e spezie, soldati in marcia. Serve una fortezza nuova, moderna per l’epoca, visibile da lontano e capace di incutere rispetto prima ancora di essere attaccata. Tra il 1213 e il 1219 viene costruito il castello di Monteriggioni, in pochissimi anni. Un progetto unitario, coerente, senza stratificazioni successive. È questo che rende il borgo medievale così compatto e leggibile ancora oggi.

Angela: sembra davvero disegnato prima su una mappa.

Piero: e poi posato qui, senza ripensamenti. Le mura chiudono lo spazio, definiscono il perimetro, controllano la collina e la Via Francigena sottostante. Non sono solo difesa: sono un messaggio politico e militare chiarissimo.

Angela: è come dire “fin qui arriva Siena”.

Piero: e oltre, comincia il territorio conteso. Monteriggioni resterà sotto il controllo senese fino al 1554. Non verrà conquistata con la forza delle armi, ma consegnata ai Fiorentini per tradimento. Un epilogo amaro, che nulla toglie all’efficacia della sua architettura difensiva. Solo così i fiorentini e Cosimo I de' Medici hanno imposto la loro signoria sul territorio e sugli abitanti di Monteriggioni.

Angela: le mura resistono. Gli uomini no.

Piero: una curiosità testimonia come Monteriggioni fosse già famosa nel Trecento.

Piero: tanto famosa da finire nella Divina Commedia.

Angela: mica poco… Nel Canto XXXI dell’Inferno, Dante paragona le torri del castello ai giganti che emergono dalla voragine infernale:

Però che, come su la cerchia tonda
Monteriggion di torri si corona,
così la proda che ’l pozzo circonda

Piero: è un’immagine potentissima. Le torri di Monteriggioni diventano metafora di grandezza e timore.

Angela: essere citati da Dante significa non essere dimenticati.

Piero: e c’è un’altra curiosità che riguarda Monteriggioni, questa volta molto meno elevata dal punto di vista culturale…

Angela: ah, si! Questo magnifico castello è il borgo sono l’ambientazione di un famoso gioco: Assassin’s Creed.

Le mura di Monteriggioni: geometria e potenza

Piero: le mura sono l’anima del castello. Un anello quasi perfetto, lungo circa 570 metri, interrotto da 14 torri quadrangolari che ancora oggi dominano il profilo del borgo medievale.

Angela: viste da lontano fanno quasi impressione.

Piero: servivano a intimidire prima ancora che a difendere.

Angela: le mura seguono l’andamento naturale del colle, adattandosi al terreno. La pietra calcarea locale cambia colore con la luce: più chiara al mattino, più calda al tramonto.

Piero: salire sul camminamento di ronda significa leggere il paesaggio come lo leggevano le sentinelle medievali. Le colline senesi, il Chianti, le vie di accesso. Noi non abbiamo avuto questa possibilità, essendo chiuso il cammino, ma ne deve valere veramente la pena.

Angela: da qui si controllava tutto e nessuno passava inosservato.

Piero: come ogni fortezza medievale, Monteriggioni ha solo due porte. Non c'è accordo degli storici sull'eventuale presenza del ponte levatoio. Certa è invece la presenze delle saracinesche, ovvero spesse porte di legno ricoperte di ferro che venivano azionate tramite carrucole. Anche oggi le due porte presentano i segni dei cardini e delle buche causati delle stanghe di chiusura. Il Castello di Monteriggioni era inoltre circondato dalle cosiddette “carbonaie”, fossati pieni di carbone e legna che venivano incendiati per respingere gli assalti. Essendo in cima ad una collina sarebbe stato impossibile ipotizzare i fossati pieni d’acqua che di solito si vedono nelle ricostruzioni dei castelli medioevali.

Angela: pochi accessi quindi, controllabili e sicuri.

Piero: esattamente quello che serve in un castello.

Angela: Porta Franca, detta anche Romea, è rivolta verso Siena ed era l’accesso principale per chi percorreva la Via Francigena. Porta Fiorentina guarda invece verso Firenze, il nemico storico.

Piero:  attraversarle significa lasciare fuori il presente.

Angela: è una soglia, non solo fisica.

Piero: dentro cambia anche il tempo.

Piazza Roma e la chiesa di Santa Maria Assunta

Angela: il borgo medievale si sviluppa lungo un’unica strada che collega le due porte e conduce naturalmente a Piazza Roma. La piazza è irregolare, leggermente inclinata, autentica.

Piero: qui non c’è nulla di costruito per piacere al turista, a parte qualche bar e negozio di souvenir.

Angela: ed è proprio questo che funziona.

Piero: sulla piazza si affaccia la chiesa di Santa Maria Assunta. Facciata semplice, in pietra, interno a navata unica. Una chiesa sobria, coerente con una comunità di soldati e viandanti.

Angela: niente decorazioni inutili, solo quello che serve.

Monteriggioni oggi

Piero: oggi Monteriggioni è minuscola, ma viva. Poche case, botteghe, ristoranti curati.

Angela: qui non si corre: qui ci si ferma.

Piero: la mattina presto o il tardo pomeriggio sono i momenti migliori. Quando il silenzio torna protagonista.

Angela: per visitare il borgo un’ora può bastare se vai di fretta. Due ore servono invece se si vuole capirla e viverla davvero.

Piero: primavera e autunno sono i periodi ideali. In estate meglio evitare le ore centrali. Il camminamento di ronda (se disponibile) è imperdibile, soprattutto con cielo limpido. I parcheggi sono ben organizzati all’esterno delle mura. Durante l’estate, la festa medievale anima il borgo medievale con rievocazioni storiche.

Monteriggioni, una lezione di equilibrio

Angela: andiamo a recuperare il van adesso.

Piero: ripartiamo, ma certe immagini restano.

Angela: Monteriggioni rimane lì, immobile. Coerente. Perfetta nel suo equilibrio tra storia, architettura e paesaggio.

Piero: ripercorrete la nostra camminata in questo breve video.

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