Olimpia, dove lo sport diventa mito
Olimpia è il cuore simbolico delle Olimpiadi antiche e moderne. Tra templi, stadio e santuari, questo sito archeologico racconta la nascita dei Giochi, celebrati ogni quattro anni in onore di Zeus. Qui ancora oggi viene acceso il fuoco olimpico. Dal Philippeion allo stadio con la linea di partenza originale, fino al museo archeologico, Olimpia unisce sport, religione, arte e memoria in un luogo senza tempo.
Piero: sono partiti i Giochi Olimpici invernali proprio vicino casa e quindi il ricordo corre ad una bellissima esperienza di qualche anno fa.
Angela: immagino tu stia pensando ad Olimpia!
Piero: esatto! Ci siamo stati tanti anni fa, come tappa di una crociera, visto che siamo in una zona fuori dalle rotte turistiche più conosciute e frequentate.
Angela: Olimpia è uno di quei luoghi che non si visitano soltanto: si ascoltano e si vivono fino in fondo.
Piero: qui il tempo non corre, come se sapesse che ogni passo va fatto con rispetto. Siamo in una valle verde, silenziosa, lontana dal mare, eppure al centro del mondo antico.
Angela: è strano pensare che oggi, mentre il mondo guarda alle Olimpiadi moderne, tutto sia iniziato proprio qui, in questo spazio semplice, sacro, umano.
Piero: Olimpia non è una città, non lo è mai stata. È un santuario e come tutti i luoghi sacri, chiede di essere attraversato lentamente.
La nascita dei Giochi
Angela: siamo nel Peloponneso occidentale, nella regione dell’Elide. Ci arriviamo dal porto di Katakolon da cui Olimpia dista circa mezz’ora. Secondo la tradizione, i Giochi Olimpici iniziano nel 776 a.C..
Piero: ma la storia è ancora più antica. Prima dello sport, qui c’era il culto: Olimpia era dedicata a Zeus, il padre degli dèi.
Angela: e le due cose rimangono indissolubilmente legate: i Giochi nascono come celebrazione religiosa. Non solo competizione, ma rito, con le gare atletiche in onore di Zeus.
Piero: ed erano così importanti anche nella storia antica a tal punto che durante i Giochi veniva proclamata l’ekecheiria, la tregua sacra. Le guerre si fermavano così che atleti e spettatori potevano viaggiare in sicurezza. Oggi le olimpiadi mantengono lo spirito di unità nella competizione, ma sono un evento puramente sportivo di grandissima visibilità.
Angela: un’idea potentissima, ancora oggi. Per qualche giorno, l’uomo metteva da parte la violenza per misurarsi con se stesso.
Piero: e c’è un altro legame fortissimo tra l’antico e il moderno che passa ancora da qui: ancora oggi il fuoco olimpico viene acceso proprio a Olimpia.
Angela: una cerimonia che riprende i gesti dell’antichità. Le sacerdotesse, vestite con tuniche ispirate al mondo greco, utilizzano i raggi del sole e uno specchio parabolico.
Piero: il fuoco nasce senza artifici, come simbolo di purezza, e da qui inizia il suo viaggio verso la città che ospiterà i Giochi.
Angela: una fiamma che attraversa paesi e continenti, ma che ricorda a tutti un’unica origine.
Piero: i vincitori allora non ricevevano medaglie d’oro, ma una corona d’ulivo selvatico. Soprattutto però gli atleti conquistavano la gloria era eterna, non materiale.
Angela: i Giochi si svolgevano ogni quattro anni, con una regolarità così importante da diventare un sistema di misura del tempo.
Piero: le Olimpiadi scandivano le epoche: si parlava di olimpiadi per datare gli eventi storici.
Angela: le competizioni erano poche all’inizio, poi sempre più articolate. Corse a piedi su diverse distanze e il pentathlon con salto in lungo, lancio del disco e del giavellotto, lotta.
Piero: e poi le discipline più dure: pugilato e pancrazio, fino alle spettacolari corse dei carri nell’ippodromo.
Angela: tutto durava diversi giorni, tra gare, sacrifici, processioni e feste.
Piero: dopo secoli di storia, i Giochi vengono aboliti nel 393 d.C. dall’imperatore romano Teodosio.
Angela: bisogna aspettare il 1896 perché l’idea olimpica rinasca, con le prime Olimpiadi moderne ad Atene.
Piero: anche oggi si svolgono ogni quattro anni, mantenendo quella cadenza antica che continua a legare il presente alle origini.
Angela: alle donne era vietato partecipare e persino assistere ai Giochi.
Piero: è vero tranne una: la sacerdotessa di Demetra, che aveva un posto d’onore. Almeno in questo le olimpiadi moderne sono migliorate.
Alla scoperta di Olimpia: il santuario, lo stadio e i luoghi degli atleti
Angela: entriamo nell’Altis, il recinto sacro. Qui tutto parla di devozione e memoria.
Piero: davanti a noi le rovine del tempio di Zeus, uno dei più grandi del mondo greco.
Angela: al suo interno si trovava una delle Sette Meraviglie del mondo antico: la statua crisoelefantina di Zeus, realizzata da Fidia.
Piero: oro e avorio, oltre dodici metri d’altezza. Zeus seduto in trono, così imponente da far temere che, se si fosse alzato, avrebbe sfondato il tetto.
Angela: oggi resta solo l’impronta del tempio, ma l’immaginazione fa il resto.
Piero: il percorso si apre e la terra diventa pista. Siamo nello stadio.
Angela: niente gradinate in pietra, solo pendii erbosi. Qui si accalcavano fino a quarantamila spettatori.
Piero: la pista misura circa 192 metri: uno stadion. Da qui nasce la parola “stadio”.
Angela: la linea di partenza è ancora lì, una semplice soglia di pietra.
Piero: fermarsi su quel punto provoca un brivido inatteso. Davanti a te lo spazio si allunga, alle spalle senti il peso di secoli di attesa.
Angela: è facile immaginare gli atleti immobili, il silenzio assoluto, il cuore che accelera prima dello scatto.
Piero: non è solo un luogo archeologico. È un momento sospeso, che continua a ripetersi da più di duemila anni.
Angela: gli atleti gareggiavano nudi. Un omaggio alla perfezione del corpo umano.
Piero: correre qui oggi è quasi un istinto. Bastano pochi passi per sentire l’eco delle competizioni.
Angela: prima della gara però c’erano la palestra e il ginnasio.
Piero: luoghi di allenamento, ma anche di incontro: qui si ritrovavano filosofi, allenatori e giovani atleti.
Angela: lo sport come educazione completa: corpo e mente.
Piero: e poi il bouleuterion, dove gli atleti giuravano di rispettare le regole davanti alla statua di Zeus.
Angela: barare non era solo scorretto, era sacrilego. Questo è un fondamento dello spirito olimpico.
Piero: poco distante dal tempio di Zeus c’era il braciere sacro, dove ardeva il fuoco dedicato al dio.
Angela: una fiamma che non era solo pratica rituale, ma simbolo di continuità, protezione e presenza divina.
Piero: è qui che oggi si ricollega idealmente l’accensione del fuoco olimpico moderno. Un gesto antico, che attraversa i secoli.
Angela: poco più avanti, invece, cambia l’atmosfera. Il Philippeion colpisce subito per la sua forma circolare.
Piero: fu fatto costruire da Filippo II di Macedonia dopo la vittoria di Cheronea, nel IV secolo a.C.
Angela: all’interno non c’erano dèi, ma uomini. Le statue di Filippo, di Alessandro Magno, di Olimpiade e degli altri membri della dinastia.
Piero: è uno dei primi edifici greci dedicati alla celebrazione di una famiglia umana, non divina.
Angela: un segno chiaro di come Olimpia non fosse solo sport e religione, ma anche politica, potere, memoria.
Il museo archeologico: i capolavori di Olimpia
Piero: lo è in generale per noi, ma qui il museo è una tappa obbligata.
Angela: qui si comprende davvero la grandezza artistica di Olimpia.
Piero: i frontoni del tempio di Zeus raccontano miti di lotta e ordine: la corsa dei carri di Pelope, la battaglia tra Lapiti e Centauri.
Angela: e poi lui, l’Hermes con Dioniso bambino, attribuito a Prassitele.
Piero: una scultura che sembra respirare. Marmo che diventa pelle.
Arrivederci Olimpia
Piero: Olimpia non è fatta per stupire con la grandiosità.
Angela: colpisce per ciò che rappresenta. Un’idea. Un’origine.
Piero: camminando tra queste rovine capisci che lo sport, prima di essere spettacolo, è racconto dell’uomo.
Angela: oggi le Olimpiadi sono globali, tecnologiche, immense. Eppure continuano a regalare storie meravigliose ed immortali: dall’impresa di Jesse Owens a Berlino nel 1936, capace di smentire un’ideologia davanti al mondo, alla forza silenziosa di Abebe Bikila che vinse la maratona di Roma 1960 correndo scalzo.
Piero: fino ai voli leggeri di Nadia Comăneci, prima ginnasta a ottenere il punteggio perfetto nel 1976, o alla determinazione di atleti che diventano simboli di riscatto, coraggio e speranza.
Angela: perché cambiano le epoche, ma non cambia il bisogno di raccontare l’uomo attraverso lo sport.
Piero: ma tutto nasce qui. Da una valle silenziosa, da una pista di terra, da una corona d’ulivo.
Angela: e forse è per questo che Olimpia emoziona ancora. Perché ci ricorda da dove veniamo.