Scilla: un giorno tra mito, storia e meraviglia
Un giorno a Scilla tra mare, mito e storia: dalla leggenda di Scilla e Cariddi alle antiche rotte dei Greci, dalle case sull’acqua di Chianalea al Castello Ruffo sospeso sul mare. Spiagge limpide, tradizioni di pesca millenarie e un iconico panino al pesce spada completano un viaggio indimenticabile sulla Costa Viola.
Piero: pronta per una nuova avventura?
Angela: lo sarei anche ma il caldo oggi è davvero torrido, a tal punto che potrei friggere un arancino sul cofano del nostro van.
Piero: quando il caldo siciliano diventa così, c’è una sola risposta possibile: il mare.
Angela: ovviamente non uno qualunque… ma uno che racconti storie.
Piero: esatto! Sto pensando ad un posto leggendario… praticamente di fronte a noi!
Angela: penso di aver capito allora: Scilla, in Calabria, la regina della Costa Viola. È vicina, è splendida, ed è piena di miti che non abbiamo mai raccontato come si deve.
Piero: il borgo che guarda la Sicilia da sempre, come se volesse toccarla: traghettiamo il van e via!
Angela: sì! Non vedo l’ora di vedere il Castello Ruffo, Chianalea, e quel mare limpidissimo.
Piero: …e un panino con il pesce spada grigliato. Anche questo dovrà far parte della nostra giornata: un vero mito a Scilla!
Angela: ma certo: quello è patrimonio culturale calabrese, altro che mito di Scilla e Cariddi!
Piero: mito che, guarda caso, nasce proprio qui.
Angela: perfetto. Allora oggi, oltre al mare, ci tuffiamo anche nella mitologia greca, nella navigazione antica, nelle feluche, e – perché no – persino nei grandi terremoti.
Piero: carichiamo il van: sembra che ci aspetti una giornata epica.
Eccoci a Scilla – Tra mostri antichi e correnti pericolose
Angela: eccoci qui… Ci siamo stati tante volte, di passaggio per andare in Sicilia, e ogni volta rimango senza parole. Guarda quella roccia verticale! È uno dei paesaggi più iconici d’Italia.
Piero: non stupisce che i Greci abbiano ambientato qui uno dei miti più drammatici dell’Odissea.
Angela: Scilla non era un mostro all’inizio: era una ninfa marina bellissima, figlia di Forco e Ceto, divinità marine. Viveva in Sicilia, libera, felice, vicino a Zancle – l’attuale Messina.
Piero: e poi arriva Glauco, il pescatore trasformato in divinità marina, innamorato perso.
Angela: a questo punto Glauco chiede aiuto alla persona sbagliata: Circe, la maga del mare. Lei s’innamora di lui e, per gelosia, prepara un incantesimo terribile. Avvelena la fonte dove Scilla faceva il bagno: la gelosia, si sa, è pericolosa…
Piero: la scena è potentissima: Scilla entra nell’acqua come una ninfa bellissima… ed esce come un essere terrificante, un mostro con dodici piedi serpentini e sei teste di cane feroci, che dilaniano tutto ciò che passa vicino.
Angela: Omero, nell’Odissea, descrive Scilla come “colei che abita nell’antro oscuro” e che divora i marinai senza che possano difendersi.
Piero: e qui entrano in gioco le correnti dello Stretto, che i Greci conoscevano bene. Quelle turbolenze, quei gorghi, quei suoni profondi… bastano a spiegare come nascano i mostri.
Angela: e poi c’è Cariddi, sull’altra sponda: un gorgo gigantesco che inghiottiva le navi tre volte al giorno.
Piero: Ulisse, poveretto, passa proprio qui. Scilla gli porta via sei uomini, uno per ogni testa.
Angela: e da allora, “essere fra Scilla e Cariddi” significa trovarsi tra due pericoli inevitabili.
Piero: e se guardi questa parete di roccia, capisci perché la leggenda ha preso vita qui: l’eco del mare, il rumore delle correnti, le gole… E’ un luogo che si presta naturalmente ai miti.
Angela: e aggiungi anche il fatto che lo Stretto di Messina era uno dei tratti più temuti per la navigazione nel Mediterraneo.
Piero: infatti i navigatori greci, già dal VI secolo a.C., avevano manuali e consigli specifici.
Angela: sì, gli ormeggi dove fermarsi, le ore migliori per la traversata, il modo di evitare le “acque nere” dove si formavano mulinelli.
Piero: Polibio racconta di navi risucchiate dalle correnti.
Angela: e Aristotele descrive persino il fenomeno dell’onda riflessa, quando due moti contrari si scontrano e fanno vibrare l’acqua come fosse viva.
La storia di Scilla: una fortezza che non cade mai
Piero: ma dopo il mito… viene la storia. Ed è altrettanto affascinante.
Angela: già nel V secolo a.C. gli storici greci parlano di Scilla come di un punto strategico. Le correnti dello Stretto erano conosciute e temute: chi controllava queste acque, controllava i commerci tra Oriente e Occidente.
Piero: durante la colonizzazione greca, lo Stretto era un vero snodo commerciale, e Scilla era un avamposto naturale.
Angela: i Romani ne hanno fatto un punto di osservazione militare. Sai che condividevano la superstizione dei Greci sul luogo? Consideravano il promontorio “nefandum”, temibile.
Piero: poi il Medioevo porta cambi continui: Bizantini, Arabi che arrivano fino a Reggio, Normanni e Svevi. Ognuno lascia un tassello.
Angela: il Castello Ruffo inizia a prendere forma soprattutto tra XI e XII secolo. Posizionato a 72 metri di altezza, domina lo Stretto come un faro di pietra.
Piero: nasce come fortificazione medievale, ma è in epoca normanna che prende vera forma.
Angela: e diventa fondamentale nel Settecento, quando gli Inglesi, in guerra contro i Borboni, lo trasformano in una vera e propria base militare, con artiglieria pesante puntata sullo Stretto.
Piero: ancora nel 1806, durante le guerre napoleoniche, sempre gli inglesi lo hanno occupato, sfruttandolo come una vera fortezza.
Angela: ma Scilla, più che dai nemici, nella sua storia, è stata colpita dalla natura.
Piero: ti riferisci ai grandi terremoti.
Angela: quello del 1783 fu devastante: parte del borgo scivola letteralmente in mare.
Piero: e poi il 1908, uno dei terremoti più disastrosi della storia europea.
Angela: ci sono testimonianze di gente che ha visto l’onda di maremoto infrangersi proprio contro la scogliera del castello.
Piero: eppure, eccola qui: ricostruita, viva, bellissima.
Angela: Scilla è un simbolo di resilienza mediterranea.
La spiaggia di Marina Grande
Piero: dopo tanta storia, direi che ci meritiamo un po’ di mare.
Angela: assolutamente. La spiaggia di Marina Grande è enorme, comoda, con un’acqua limpida che sembra seta.
Piero: e fredda al punto giusto: merito delle correnti dello Stretto che è proprio lì dietro.
Angela: e guarda il castello da qui: sembra una nave di pietra.
Chianalea, borgo marinaro antico
Piero: rinfrescati, adesso ci aspetta Chianalea con le sue case costruite nell’acqua, barche tirate a secco, vicoli stretti.
Angela: già in epoca romana qui c’erano approdi per piccole imbarcazioni.
Piero: e la pesca del pesce spada è millenaria. Lo racconta Oppiano, nel II secolo d.C.: una delle testimonianze più antiche in assoluto.
Angela: le feluche, le imbarcazioni per questo tipo di pesca, con quel lunghissimo ponte e l’albero centrale altissimo, sono un’invenzione geniale: permettono di avvistare il pesce da lontano.
Piero: e oggi è ancora così: tradizione pura.
Angela: direi che ora è il momento giusto per lui: il panino con pesce spada di Scilla.
Piero: fresco, spesso, grigliato veloce.
Angela: e condito con salmoriglio: olio buono, limone, aglio, prezzemolo.
Piero: semplice, perfetto, irresistibile.
Castello Ruffo: il balcone del Mediterraneo
Angela: dal castello vedi tutto: la Costa Viola, la Sicilia, l’orizzonte che si curva.
Piero: e senti il vento che sembra raccontare i miti.
Angela: guarda come sta cambiando la luce: sta arrivando il viola, quello che dà il nome alla costa.
Piero: un fenomeno ottico dovuto alla sospensione di particelle e alla rifrazione particolare della luce sullo Stretto.
Angela: poetico e scientifico insieme. Perfetto.
Aperitivo al tramonto
Piero: e adesso… un bicchiere fresco.
Angela: mare davanti, castello dietro, colori che cambiano.
Piero: e il rumore delle onde che sembra un applauso.
Angela: Scilla è un concentrato raro: mito, mare, storia, cibo, panorami.
Piero: un giorno solo, ma sembra un viaggio lunghissimo.
Angela: lo Stretto fa questo effetto: ti entra dentro.
Piero: ma prima di andare, godiamoci la nostra passeggiata in questo breve video: