Volterra: memoria antica e luce d’inverno
Volterra è uno dei borghi più affascinanti della Toscana, con oltre 3.000 anni di storia. In questo itinerario scopriamo il Teatro Romano, la Necropoli etrusca, l’antico acquedotto, Piazza dei Priori e la Fortezza Medicea. Una passeggiata tra Etruschi, Medioevo e panorami sulle colline toscane, conclusa da un tramonto indimenticabile.
Angela: si riparte! Mettiamo in moto il van. Non dovremo fare troppi chilometri, ma cambieremo provincia, da Siena a Pisa. La strada sale morbida tra colline ondulate e campi invernali: sembra quasi di entrare in un’altra epoca.
Piero: arriviamo a Volterra nel primo pomeriggio, dopo la compattezza perfetta di Monteriggioni e le torri fiabesche di San Gimignano. Passiamo dalle colline del Chianti e la Val d'Elsa, all'entroterra pisano, con Volterra arroccata su un colle tra la Val di Cecina e la Val d'Elsa.
Angela: come ti dicevo, qui l’atmosfera cambia. C’è qualcosa di più austero, di più antico. Le mura appaiono improvvise, possenti, e la città sembra sospesa tra cielo e terra. È meno patinata, più autentica. Più etrusca, direi.
Piero: e già dal parcheggio si percepisce che Volterra non è solo bella: è profonda. Ogni pietra racconta secoli, ogni scorcio sembra avere memoria.
Piero: parcheggiamo vicino al Teatro Romano e già si capisce che Volterra non farà sconti: non inizia con una piazza elegante o con una via piena di negozi, ma con duemila anni di storia davanti agli occhi.
Angela: è un ingresso potente. Ci affacciamo e vediamo la cavea semicircolare, le gradinate, il palco, le colonne della scena. Non è solo un resto archeologico: è un luogo che conserva ancora una struttura leggibile, quasi viva.
Piero: costruito tra la fine del I secolo a.C. e il I secolo d.C., in piena età imperiale. E dietro il teatro, le terme romane, con i loro ambienti articolati. Segno che Volterra, in epoca romana, era una città organizzata, prospera, integrata nei circuiti dell’Impero.
Angela: ma quando i romani arrivano qui, Volterra era già antica. Molto più antica.
Dalla Volterra etrusca al Medioevo comunale
Piero: le mura etrusche ci dicono già quanto Volterra fosse importante già in quell’epoca: oltre sette chilometri di cinta difensiva, costruita con enormi blocchi incastrati tra loro, un’opera monumentale per l’epoca.
Angela: e la Porta all’Arco ne è il simbolo più potente. Risale al IV secolo a.C., con il suo arco maestoso e con quelle tre teste scolpite che ancora oggi osservano chi entra. Forse divinità protettrici, forse simboli sacri. In ogni caso, un segno di continuità impressionante.
Piero: prima di chiamarsi Volterra, era Velathri, una delle dodici città della Dodecapoli etrusca, il sistema di città-stato che dominava l’Italia centrale prima dell’espansione romana.
Angela: tra l’VIII e il IV secolo a.C. era un centro potente, strategico, ricco grazie alle risorse del territorio e ai commerci. La sua posizione dominante sulle colline permetteva controllo e difesa.
Piero: gli etruschi qui non hanno lasciato solo mura. Le necropoli e le urne funerarie in alabastro raccontano di una società evoluta, colta, con un forte senso del rito e dell’aldilà. L’alabastro, estratto nei dintorni, diventa già allora un tratto distintivo della città.
Angela: quando Roma conquista Velathri nel III secolo a.C., non la cancella ma la integra. Volterra diventa municipium e continua a prosperare, mantenendo una certa importanza economica e politica.
Piero: dopo la caduta dell’Impero Romano, la città attraversa secoli complessi. Ma nel Medioevo rinasce come libero comune. È in questo periodo che si definisce il volto urbano che oggi percorriamo.
Angela: torri, palazzi pubblici, chiese romaniche. E soprattutto Piazza dei Priori, cuore civile della città.
Piero: il Palazzo dei Priori, costruito nel 1208, è considerato il più antico palazzo comunale della Toscana. La torre slanciata, le merlature, gli stemmi delle famiglie sulle facciate raccontano un’epoca di autonomie, rivalità, orgoglio civico.
Angela: ma la libertà comunale non dura per sempre. Nel 1472 Volterra viene conquistata da Firenze, attratta anche dalle miniere di allume del territorio. È un passaggio traumatico, ma la città conserva la propria identità.
Piero: e nei secoli successivi continua la tradizione della lavorazione dell’alabastro, che diventa sempre più raffinata. Ancora oggi è una delle cifre distintive di Volterra.
Angela: quello che colpisce è la continuità: etruschi, romani, medioevo, dominio fiorentino. Ogni epoca aggiunge un livello, ma nessuna cancella davvero la precedente.
La nostra passeggiata tra salite e silenzi
Piero: dalla strada vediamo bene il Teatro Romano: la conservazione potrebbe sicuramente essere più accurata, ma è sicuramente una meravigliosa anteprima di Volterra.
Angela: facciamo il biglietto per accedere alla passeggiata che gira intorno al teatro per averne una prospettiva più completa. Non è sicuramente indispensabile, perché aggiunge poco a quello che abbiamo visto dalla strada, ma visto che ci siamo…
Piero: lasciamo il teatro romano e saliamo verso la monumentale Porta all’Arco: adesso le tre teste scolpite sopra guardano anche noi: non incutono timore anzi ci invitano ad entrare. La strada è in pendenza, lastricata, con scorci improvvisi sulle colline.
Angela: mi piace questo ingresso graduale. Non c’è un momento in cui “entri” davvero: sei già dentro, fin da quando cominci a camminare e la città ti avvolge poco a poco.
Piero: attraversiamo vicoli stretti, case dai colori caldi, finestre affacciate sul vuoto. Volterra è meno scenografica di San Gimignano, meno compatta di Monteriggioni, sicuramente più austera ed intensa.
Angela: invece di puntare subito verso la piazza, decidiamo di uscire leggermente dal centro per visitare la Necropoli etrusca: attenzione agli orari, specie di inverno, visto che chiude abbastanza presto.
Piero: scendiamo lungo un sentiero che ci porta in un’area più silenziosa. Le tombe, alcune a camera, scavate nel terreno, raccontano un mondo antico e solenne.
Angela: camminare tra le tombe etrusche è un’esperienza diversa rispetto ai monumenti cittadini. Qui si percepisce il senso del rito, della memoria, della famiglia. Le urne in alabastro, che oggi si trovano nei musei, un tempo custodivano le ceneri dei defunti.
Piero: e poi un momento sorprendente: la discesa nell’antico acquedotto. Scendiamo lungo un passaggio stretto, umido, quasi nascosto, e ci ritroviamo dentro un’opera ingegneristica straordinaria.
Angela: le pareti ravvicinate, l’eco dei passi, la sensazione di entrare nel cuore nascosto della città: un’esperienza interessante. Anche l’acqua, nei secoli, ha contribuito a costruire la storia di Volterra.
Piero: risaliamo alla luce e torniamo verso il centro storico. Le strade sono un continuo saliscendi, scorci improvvisi sulle colline toscane, case dai colori caldi.
Angela: usciti dalla necropoli, ne approfittiamo per una bella passeggiata nel parco.
Piero: questa area verde ci regala panorami ampi sulla città e sulle colline, quando, improvvisa, si impone la sagoma massiccia della Fortezza Medicea.
Angela: costruita dopo la conquista fiorentina del 1472, la fortezza è il simbolo del controllo di Firenze su Volterra. Oggi ospita la casa circondariale e, chiaramente, non è visitabile all’interno.
Piero: vederla dall’esterno fa un certo effetto. È austera, chiusa, imponente e racconta un capitolo meno romantico della storia cittadina: quello della perdita dell’autonomia.
Angela: arriviamo in Piazza dei Priori e restiamo qualche istante in silenzio. La piazza è raccolta ma solenne. Il Palazzo dei Priori domina, ma non schiaccia. Tutto è proporzionato, equilibrato.
Piero: mi piace osservare i dettagli: gli stemmi sulle facciate, le linee verticali delle torri, le ombre che si allungano nel pomeriggio invernale.
Angela: poi ci dirigiamo verso il Duomo di Volterra, dedicato a Santa Maria Assunta. L’esterno è romanico, semplice, quasi severo. Dentro invece il soffitto decorato e le cappelle sono ricche di opere: il tutto sempre in un’atmosfera raccolta.
Piero: di fronte, il Battistero, con la sua forma ottagonale. È un dialogo architettonico che racconta secoli di fede e comunità.
Angela: continuiamo a camminare senza meta precisa. Entriamo in qualche bottega di alabastro, osserviamo lampade, sculture, oggetti che sembrano trattenere la luce. È un materiale che qui non è souvenir: è tradizione. Ne approfittiamo per un caffè ed un buon vinsanto: fa freddo, ci sta…
Piero: quello che mi colpisce è il silenzio. Anche nel periodo natalizio, Volterra mantiene un ritmo lento. Non è una città che si concede facilmente: va percorsa con calma.
Angela: e ogni tanto si aprono viste improvvise sulle colline toscane, morbide, infinite, punteggiate da casolari isolati.
Il tramonto che chiude il giorno
Piero: verso sera ci avviciniamo a un punto panoramico lungo le mura. Il sole sta scendendo.
Angela: la luce cambia rapidamente. Prima arancio intenso, poi rosa, poi sfumature violacee. I profili degli edifici si accendono.
Piero: le facciate sembrano dorate, le ombre si allungano, la campagna si trasforma in un mare immobile di colline.
Angela: dopo Monteriggioni e San Gimignano, Volterra ci regala qualcosa di diverso: non solo bellezza, ma profondità, memoria millenaria, un senso di continuità che attraversa i secoli.
Piero: restiamo lì finché il sole scompare del tutto. Non abbiamo bisogno di aggiungere altro.
Angela: un pomeriggio soltanto, eppure così pieno. Volterra non si limita a mostrarsi: ti invita a capire.
Piero: e mentre il cielo diventa blu profondo e le prime luci si accendono, capiamo che questo tramonto di fine anno sarà uno dei ricordi più intensi del nostro viaggio. Perché qui la storia non è uno sfondo: è presenza viva, che accompagna ogni passo.
Angela: e, a proposito di passi, ripercorreteli tutti quelli che abbiamo fatto in questo breve video.