Rodi: isola di luce e di leggende

Angela: e anche stavolta, alla fatidica domanda “dove andiamo?”, la risposta è stata scontata.

Piero: ovvio… Grecia!

Angela: ormai è quasi un riflesso: se vediamo voli per le isole greche, tu non resisti.

Piero: e tu nemmeno ti opponi più!

Angela: in effetti, ormai mi sono arresa alla tua passione per colonne doriche, case bianche e insalate con la feta.

Piero: da Milano, con un volo comodo verso sud-est, in meno di tre ore siamo sull’isola più orientale del Dodecaneso. Appena atterrati, ci accoglie un sole che promette bene e una leggera brezza che sa già di mare e di storie antiche.

Angela: Ma perché proprio Rodi?

Piero: perché è un condensato perfetto di tutto quello che amiamo: mare cristallino, borghi medievali, vestigia antiche e… un Colosso leggendario. Vedremo:

  • Lindos e la sua Acropoli;

  • La Baia di San Paolo;

  • Prasonissi;

  • La Baia di Anthony Quinn;

  • La spiaggia di Agathi;

  • La Baia di Navarone;

  • La città di Rodi.

La storia di Rodi

Piero: Rodi ha una storia millenaria e complessa, fatta di popoli, battaglie, commerci e leggende.

Angela: le prime tracce di insediamenti risalgono all’età del bronzo, ma è con l’arrivo dei Micenei, intorno al 1500 a.C., che l’isola entra davvero nella storia.

Piero: poi arrivano i Dori, attorno al X secolo a.C., che fondano tre importanti città: Ialysos, Kamiros e Lindos, ancora oggi visitabili.

Angela: e proprio queste tre città, nel 408 a.C., decidono di fondare insieme una nuova polis: la città di Rodi, sulla punta nord-orientale dell’isola.

Piero: la nuova città è stata progettata da Ippodamo di Mileto, il grande urbanista dell’antichità, con una pianta a griglia regolare e porti ben organizzati.

Angela: una meraviglia dell’urbanistica antica. E Rodi fiorisce subito, diventando un importante centro di commercio, arte e cultura, alleata prima di Atene, poi di Sparta, ma sempre fiera della propria indipendenza.

Piero: è stata anche una grande potenza navale, con una flotta rispettata in tutto il Mediterraneo. E non a caso, quando riusce a respingere l’assedio di Demetrio Poliorcete nel 305 a.C., costruisce una statua per celebrare la vittoria: il Colosso di Rodi.

Angela: alta più di 30 metri, rappresentava il dio Helios, protettore dell’isola. Un’opera gigantesca, che ha stupito il mondo antico.

Piero: anche se è crollata dopo poco più di mezzo secolo per un terremoto, è rimasta nell’immaginario collettivo come una delle Sette Meraviglie del mondo antico.

Angela: ma la storia di Rodi non si ferma all’epoca classica. Con l’arrivo dei Romani, l’isola continua a prosperare; successivamente diventa parte dell’Impero Bizantino.

Piero: nel 1309 arrivano i Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni, espulsi da Cipro e desiderosi di un nuovo baluardo cristiano nel Mediterraneo.

Angela: i cavalieri costruiscono qui una delle città fortificate più spettacolari d’Europa. Le mura, il Palazzo del Gran Maestro, gli ospizi, le chiese… tutto testimonia l’epoca dei Cavalieri.

Piero: resistono agli Ottomani per oltre due secoli, fino al 1522, quando Rodi viene conquistata da Solimano il Magnifico dopo un assedio terribile.

Angela: da qui inizia il lungo periodo ottomano, durato fino all’arrivo degli italiani nel 1912.

Piero: proprio così! Rodi è stata parte del Regno d’Italia per oltre trent’anni, fino al 1947, quando l’isola viene annessa alla Grecia.

Angela: oggi, passeggiare per Rodi è come camminare dentro un libro di storia: ogni pietra racconta una civiltà, ogni via un’epoca diversa.

Piero: e noi siamo pronti a scoprirla, un passo alla volta.

Lindos, tra pietra e leggenda

Angela: abbiamo scelto di fare base sul mare, proprio qui vicino, in un angolo tranquillo della costa sud-orientale di Rodi, a pochi minuti da Lindos.

Piero: aprire le finestre al mattino e vedere l’alba sul Mare Egeo non ha prezzo. Ma oggi non c’è tempo per la pigrizia: si parte!

Angela: carichiamo gli zaini nel nostro inseparabile van e via, tra curve panoramiche e profumo di pini. Direzione: Lindos, l'antica città sacra che sembra uscita da un dipinto.

Piero: arriviamo in pochi minuti e lo sguardo corre subito in alto, verso l’acropoli che domina la baia, e poi si lascia catturare dal bianco abbagliante delle case, strette una all’altra come in un abbraccio.

Angela: lasciamo il van ai margini del paese e ci incamminiamo tra i vicoli lastricati. I carretti con gli asinelli passano lenti, ma noi preferiamo salire a piedi, godendoci ogni dettaglio.

Piero: le porte in legno intagliato, le soglie in mosaico, le terrazze ombreggiate: Lindos è un piccolo labirinto che profuma di storia e gelsomino.

Angela: la salita all’acropoli è un percorso nella storia. Si comincia con i resti di un'antica scalinata scolpita nella roccia viva, poi si passa davanti al Castello dei Cavalieri, che nel XIV secolo hanno trasformato questo luogo sacro in una roccaforte militare.

Piero: ma è superata quella soglia che si apre la vera meraviglia: il cuore dell’antica Lindos, dove sorgeva il tempio di Atena Lindia, costruito nel IV secolo a.C. sulle fondamenta di culti ancora più antichi, risalenti all’età geometrica.

Angela: di quel tempio restano alcune colonne doriche, snelle e solenni, che svettano verso il cielo blu. Ma ciò che emoziona di più è la posizione: siamo a oltre cento metri sul livello del mare, su uno sperone roccioso che si affaccia su due baie spettacolari.

Piero: da una parte la famosa baia di San Paolo, dove secondo la tradizione l’apostolo sarebbe approdato durante il suo viaggio a Rodi. Dall’altra, la baia principale, con l’acqua che sfuma dal turchese al blu profondo.

Angela: il propileo con le sue colonne, il grande portico ellenistico, la scalinata monumentale… tutto racconta l’eleganza dell’architettura classica.

Piero: era un luogo di pellegrinaggio per i naviganti, che qui chiedevano protezione alla dea Atena prima di affrontare il mare.

Angela: e oggi, proprio come quei marinai, anche noi ci fermiamo in silenzio, lasciandoci attraversare da questo vento caldo e dalla forza antica delle pietre.

Piero: l’acropoli di Lindos non è solo un sito archeologico: è un luogo sacro ancora oggi, dove il tempo sembra sospeso.

Angela: torniamo giù a malincuore, ma con gli occhi pieni di bellezza. E ora... rotta verso la prossima tappa, la nostra giornata è ancora lunga…

Pranzo con vista mito: la Baia di San Paolo

Angela: dopo aver salutato le colonne dell’acropoli, ci incamminiamo a piedi tra le stradine che scendono verso il mare.

Piero: non è solo una discesa: è un viaggio dentro un paese che sembra rimasto immutato da secoli. Ogni vicolo è una cartolina.

Angela: incontriamo il campanile di Lindos, la torre campanaria che fa parte della Chiesa dell'Assunzione della Vergine Maria.

Piero: e ancora i resti dell'anfiteatro di Lindos, vicino al porticciolo di San Paolo. È stato ricavato nella roccia ed è un esempio di come l'antica città di Lindos sfruttasse il terreno per le sue costruzioni. Nelle vicinanze si possono vedere anche i resti di un antico ginnasio e importanti iscrizioni, tra cui la cronaca del tempio di Atena Lindia. 

Angela: passiamo accanto a piccoli negozi di artigianato, balconi fioriti, gatti che dormono all’ombra. E poi eccola: la Baia di San Paolo.

Piero: l’avevamo già vista dall’alto, ma arrivarci a piedi, passo dopo passo, la rende ancora più speciale.

Angela: una lingua di mare incastonata tra le rocce, protetta da una stretta apertura verso il grande Egeo. L’acqua è trasparente, calma, di un colore che va dal verde smeraldo al blu intenso.

Piero: qui, secondo la tradizione, sarebbe sbarcato San Paolo durante il suo viaggio missionario nel Mediterraneo. Un luogo sacro, silenzioso, dove tutto sembra parlare di pace.

Angela: a pochi passi dalla riva, una piccola cappella bianca dedicata all’Apostolo, semplice ed elegante, quasi nascosta nella roccia.

Piero: a questo punto lasciamo zaini e asciugamani in uno spazio libero e ci godiamo un bagno in questa meravigliosa baia.

Angela: osservare da qui lo sperone di roccia su cui sorge l’acropoli è altrettanto speciale.

Piero: a questo punto, ci sediamo in una delle taverne con vista mare, con i tavoli all’ombra di una pergola, proprio sopra la baia.

Angela: il menu è quello che amiamo: insalata greca con feta e origano, polpo alla griglia, zucchine fritte e un pò di tzatziki.

Piero: e una birra ghiacciata, la nostra amata Mythos, per accompagnare la vista. Che altro serve?

Angela: niente. Solo il tempo per fermarsi, guardarsi intorno, e rendersi conto che la Grecia è proprio questo: sole, mare, rovine antiche e tavole imbandite.

Piero: ogni volta ormai è come tornare a casa. Anche se è la prima volta che mettiamo piede qui.

Prasonissi, dove il mare si divide e il vento racconta

Angela: il giorno successivo, sveglia presto, col profumo del caffè greco che si mescola a quello del mare. Destinazione: il punto più a sud dell’isola.

Piero: ci aspetta Prasonissi, il luogo dove Rodi finisce. O forse dove comincia davvero.

Angela: Il tragitto è lungo, ma il paesaggio cambia continuamente: pini, colline spoglie, uliveti e poi… all’improvviso, la meraviglia.

Piero: una lingua di sabbia chiara, perfettamente disegnata, che separa due mari. Da un lato l’Egeo, mosso e impetuoso; dall’altro il Mediterraneo, calmo e limpido.

Angela: ed è lì che inizia la nostra giornata: camminiamo a piedi nudi sulla sabbia dorata, con l’acqua che ci lambisce da entrambe le parti. Una sensazione unica.

Piero: il vento qui è protagonista. E infatti la zona è il paradiso di surfer e kitesurfer: vele colorate che volano, si incrociano, danzano sopra le onde.

Angela: ma basta allontanarsi un pò per trovare la pace assoluta. Superata la striscia di terra, iniziamo la salita verso il promontorio di Prasonissi, l’isoletta che d’estate si unisce alla terraferma e in inverno viene circondata dalle acque.

Piero: il sentiero è selvaggio, profuma di salvia e timo. Saliamo lentamente, tra rocce calde e silenzi. E intanto il panorama si apre: sotto di noi la doppia baia, il confine tra due mondi.

Angela: la vista da lassù è incredibile. Ti senti piccolo di fronte alla forza degli elementi. Il vento ci spettina, il sole scalda le pietre, il mare ruggisce e accarezza.

Piero: ci fermiamo in silenzio. E io penso a quanto sia perfetto questo equilibrio: natura, libertà, bellezza.

Angela: dopo la camminata, torniamo giù e ci concediamo un bagno dalla parte più calma, dove l’acqua è trasparente e la sabbia morbida.

Piero: e poi, ovviamente, ci rifugiamo in una piccola taverna alle spalle della spiaggia per un pranzo semplice ma perfetto: pane caldo, insalata con olive, formaggio locale e un filo d’olio denso e profumato.

Angela: Prasonissi non è solo una spiaggia: è un’esperienza. Un luogo dove l’isola finisce, ma la Grecia – quella vera – continua.

Oro e smeraldo: Agathi e la baia di Anthony Quinn

Angela: dopo la lunga e ventosa giornata a Prasonissi, oggi ci godiamo un ritmo più rilassato. Direzione nord, verso la costa orientale: risaliamo a bordo del nostro van e andiamo alla scoperta di due spiagge molto diverse tra loro, ma entrambe indimenticabili.

Piero: la prima è Agathi, la spiaggia di Sant’Agata, poco distante da Haraki. Un piccolo paradiso dorato, con sabbia fine, fondale basso e acqua limpidissima. Il mare qui sembra dipinto, perfetto per nuotare in tranquillità.

Angela: intorno, colline brulle e il profilo di un’antica fortezza a sorvegliare la baia: è il Castello di Feraklos, costruito dai Cavalieri di San Giovanni. Lo si vede da lontano, silenzioso, come un guardiano del tempo.

Piero: dopo una lunga nuotata e una pausa sotto un albero, ci rimettiamo in marcia. Una curva dopo l’altra, scendiamo lungo una stradina stretta tra le rocce e gli ulivi… fino a raggiungere uno dei luoghi più iconici dell’isola.

Angela: è la famosissima baia di Anthony Quinn, che prende il nome dall’attore hollywoodiano che qui girò alcune scene del film “I cannoni di Navarone” (ne riparleremo…). Tanto che, colpito dalla bellezza del posto, ha cercato addirittura di acquistarla.

Piero: il mare è color smeraldo, incorniciato da scogliere modellate dal vento. Si entra in acqua camminando tra sassi levigati e piccole piattaforme naturali. Sembra una piscina nascosta tra le rocce, con un fascino selvaggio e cinematografico.

Angela: rimaniamo lì fino al tramonto, quando la luce comincia a tingere di rosa il profilo delle rocce e il mare si fa d’argento. È uno di quei momenti che ti fanno pensare: “Sì, questo posto non lo dimenticherò mai”.

Rodi città: tra cavalieri, mura e meraviglie

Angela: oggi lasciamo per un attimo il mare. Dopo tre giorni immersi nella natura, è il momento di scoprire la città che dà il nome all’isola.

Piero: Rodi città, un crocevia di popoli, guerre, commerci e culture. Un gioiello fortificato dove ogni pietra racconta una storia.

Angela: parcheggiamo fuori dalle mura e ci incamminiamo verso uno degli accessi principali. Già da lontano, la cinta muraria ci lascia a bocca aperta.

Piero: quasi quattro chilometri di bastioni, torri, camminamenti. Il sistema difensivo costruito dai Cavalieri di San Giovanni tra il XIV e il XVI secolo è uno dei meglio conservati al mondo.

Angela: entriamo dalla Porta d’Amboise, una delle più monumentali, con le sue torri gemelle e il ponte in pietra che un tempo attraversava il fossato.

Piero: appena varcata la soglia, è come entrare in un altro tempo. Le auto spariscono, le strade si stringono, l’atmosfera cambia.

Angela: i vicoli lastricati, i muri in pietra calcarea, i balconi in ferro battuto: tutto sembra sospeso tra Medioevo e Oriente.

Piero: cominciamo la nostra visita dalla via dei Cavalieri, la più famosa. Un rettilineo perfetto che collega la città bassa al Palazzo del Gran Maestro.

Angela: su entrambi i lati si affacciano le locande delle lingue, ovvero le sedi dei cavalieri provenienti dai diversi paesi europei: la lingua d’Italia, di Francia, di Provenza, d’Inghilterra, di Germania…

Piero: ogni facciata è diversa, ma tutte parlano la lingua austera e solenne dell’architettura gotica. Archi ogivali, stemmi in pietra, portali decorati.

Angela: e alla fine della strada, ecco lui: il Palazzo del Gran Maestro.

Piero: una vera cittadella nella città. Costruito dai Cavalieri nel XIV secolo, è stato gravemente danneggiato da un’esplosione nel 1856, ma gli italiani lo hanno ricostruito negli anni Trenta, trasformandolo in una residenza per Mussolini e il re.

Angela: la ricostruzione, pur con qualche libertà stilistica, ha restituito alla città un luogo straordinario. Entriamo nel cortile, dominato da colonne e statue romane, e ci affacciamo nei saloni interni.

Piero: pavimenti a mosaico provenienti da Kos, soffitti lignei, mobili d’epoca e ambienti che ricreano la vita dei cavalieri: un tuffo nella storia con una cura scenografica degna di un film.

Angela: usciti dal palazzo, ci perdiamo con piacere nella parte più vivace della città.

Piero: all’uscita dal palazzo, ci lasciamo guidare dal suono delle campane. Poco più in là, nascosta tra i tetti medievali, spunta la Torre dell’Orologio di Rodi.

Angela: un piccolo gioiello ottomano del XIX secolo, con una vista impagabile. Paghiamo il biglietto, saliamo una stretta scala a chiocciola e… wow.

Piero: da quassù si vede tutto: i tetti in pietra, le mura, il porto, il minareto e persino il mare all’orizzonte.

Angela: scendiamo con calma, e appena usciti ci troviamo davanti alla Moschea di Süleyman il Magnifico.

Piero: è stata costruita nel 1522, subito dopo la conquista ottomana dell’isola. È uno dei primi segni tangibili del nuovo potere che avrebbe governato Rodi per quasi quattro secoli.

Angela: la cupola rosa, il minareto sottile, il portico con gli archi in stile orientale: è come se, girando un angolo, fossimo finiti in un’altra città, in un altro tempo.

Piero: Rodi è così: stratificata. Ogni potere ha lasciato il suo segno, ma senza cancellare il precedente. Greci, romani, bizantini, cavalieri, ottomani, italiani… tutti hanno scritto un capitolo.

Angela: e noi li leggiamo, uno dopo l’altro, camminando.

Piero: ci spostiamo adesso verso Piazza Ippokratous, con la fontana medievale, le botteghe artigiane, le spezie nei sacchi, il profumo del caffè greco preparato lentamente sulla sabbia.

Angela: e poi il Museo Archeologico, allestito nell’antico Ospedale dei Cavalieri, con statue, ceramiche, stele e il bellissimo sarcofago della dea Afrodite.

Piero: anche qui, ogni sala è un viaggio tra secoli e civiltà: dai micenei agli ellenisti, dai romani ai bizantini.

Angela: ci prendiamo del tempo per passeggiare lungo le mura, tra torri e bastioni, e ci fermiamo in un angolo appartato con vista sul porto.

Piero: è qui che, secondo la leggenda, si ergeva il Colosso di Rodi, all’ingresso del porto antico, forse sulle due sponde dove oggi si trovano i cervi in bronzo, simbolo della città.

Angela: nessuna prova archeologica lo conferma, ma il mito resiste. E a Rodi, tra mito e realtà, la differenza spesso è sottile.

Piero: anche quello che vediamo oggi è di grande fascino e ci fa immaginare cosa poteva essere...

Angela: Rodi non è solo storia: è identità. È il cuore pulsante dell’isola. E oggi ci ha raccontato molto di sé.

In barca lungo la costa di Lindos, tra baie da sogno e scogliere da film

Piero: dopo tre giorni di storia, camminate e meraviglie antiche, oggi ci concediamo una pausa sul mare. Ma niente spiagge affollate: ci aspetta una giornata in barca!

Angela: una piccola imbarcazione a motore che ci porterà a scoprire il lato più selvaggio e spettacolare della costa sud-orientale di Rodi.

Piero: la prima tappa è immancabile: di nuovo la Baia di San Paolo, che ormai è diventata il nostro rifugio del cuore. Ma vederla dal mare la rende ancora più magica.

Angela: dopo un tuffo rinfrescante, ripartiamo in direzione sud. E pochi minuti dopo eccola: la spettacolare scogliera di Navarone.

Piero: qui la roccia calcarea si innalza verticale sopra il mare, creando un contrasto mozzafiato con il blu intenso dell’acqua.

Angela: il nome “Navarone” non è greco, e ha un’origine cinematografica: questa baia è diventata celebre negli anni ’60, quando fu scelta come location per il film “I cannoni di Navarone” (The Guns of Navarone), con Gregory Peck e Anthony Quinn.
Piero:
il film è ambientato su un’isola immaginaria dell’Egeo, ma molte scene sono state girate proprio qui, tra queste scogliere spettacolari. Da allora, i locali hanno iniziato a chiamarla così: Navarone Bay.

Angela: il mare qui è profondo e trasparente, perfetto per nuotare o fare snorkeling. E il silenzio, rotto solo dallo sciabordio dell’acqua, rende tutto ancora più suggestivo.

Piero: verso mezzogiorno torniamo lentamente a Lindos, cullati dalle onde.

Angela: ripensando alla mattinata trascorsa tra baie e scogliere e a quante meravigliose spiagge ci aspettano ancora su quest’isola.

Piero: la prossima volta sicuramente esploreremo Tsambika, con la sua lunga distesa di sabbia dorata dominata dall’omonimo monastero in cima alla collina. Poi ci attendono le acque tranquille di Stegna e la lunga baia curata di Kolymbia. Non mancheremo la celebre Elli Beach, nel cuore della città di Rodi, e magari anche il litorale ventoso di Ixia, perfetto per chi ama il surf. Dall’altra parte dell’isola, ci aspettano i paesaggi più selvaggi: la spiaggia nascosta di Fourni, le scogliere di Monolithos, e le acque limpide di Kamiros Skala. E poi giù, nel profondo sud, Plimmiri e Kattavia Beach, lontane dai circuiti turistici, dove il mare si fonde con il silenzio.

Angela: Rodi è un'isola che non si finisce mai di scoprire. Ogni spiaggia è un mondo, ogni angolo una sorpresa.

Piero: Ma oggi... ci godiamo la magia di Lindos, dal mare e dalla terra.

Rodi ci ha incantati… ma ci aspetta ancora

Angela: è tempo di ripartire, ma lo facciamo con il cuore pieno. Abbiamo camminato nella storia, tra le mura medievali e i marmi dell'antichità, nuotato in baie da sogno, ascoltato il silenzio tra le rovine di templi e palazzi.

Piero: ma Rodi non finisce qui. Ci sono tanti luoghi che non abbiamo visto… e che ci chiamano, silenziosi, all’appuntamento di un prossimo viaggio. Rodi infatti si gira bene in auto e le distanze non sono proibitive. Le cose più importanti le abbiamo visto, ma altro è rimasto da vedere.

Angela: come Monolithos, con il suo castello in cima alla roccia e il tramonto che incendia il cielo.

Piero: o Kritinia, sospesa tra mare e montagna, con i resti dell’antica fortezza veneziana.

Angela: i villaggi dell'entroterra, come Embonas, dove il tempo si è fermato e il vino scorre generoso.

Piero: i bagni di Kalithea, gioiello dell’architettura italiana sul mare, e la Valle delle Farfalle, rifugio estivo di migliaia di creature leggere.

Angela: senza dimenticare le terme antiche di Kamiros Skala, le rovine della Kamiros dorica, la costa ovest battuta dal vento e le spiagge dove volano gli aquiloni.

Piero: Rodi è un’isola che cambia volto ad ogni curva, che unisce Oriente e Occidente, mare e pietra, mito e memoria.

Angela: e ogni angolo ha una storia da raccontare.

Piero: torniamo a casa con la certezza che non è un addio, ma solo un arrivederci.

Angela: Perché alcuni luoghi, quando li incontri, diventano parte di te. E non ti lasciano più. Intanto però rivediamo tutto in questo bellissimo video. 

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