Da Marsa Alam a Luxor: un viaggio nel cuore della storia dell'Egitto
Angela: posso farti notare una cosa?
Piero: certo, dimmi.
Angela: è strano sentirti parlare così poco di storia. Ti conosco da abbastanza tempo per sapere che, quando metti piede in un luogo che ha qualcosa da raccontare, finisci sempre per perderti tra libri, documentari e ricostruzioni storiche. Eppure siamo in Egitto, una delle culle della civiltà, e fino a questo momento hai parlato soprattutto di mare, deserto e barriera corallina.
Piero: hai ragione... ma c'era un motivo.
Angela: sentiamo...
Piero: perché stavo aspettando questo giorno.
Angela: lo immaginavo.
Piero: se c'era un sogno che volevo realizzare durante questa vacanza era uno soltanto: raggiungere Luxor, l'antica Tebe. Per me il Mar Rosso era solo il contorno. Bellissimo, certo, ma il vero obiettivo era arrivare nel luogo che, più di ogni altro, racconta la grandezza dell'Antico Egitto.
Angela: in effetti ti ho visto passare diverse serate davanti al computer e a vedere documentari prima della partenza.
Piero: perché non volevo affidarmi alla prima escursione proposta dal resort. Cercavo qualcosa di diverso, un'organizzazione seria, con tempi ben studiati e soprattutto una guida preparata che sapesse raccontare la storia di questi luoghi.
Angela: e dopo parecchie ricerche l'hai trovata.
Piero: sì. Abbiamo prenotato un piccolo van (anche di questo non possiamo fare a meno…) che sarebbe venuto a prenderci direttamente davanti al resort. Un viaggio lungo, ma molto più comodo rispetto ai grandi pullman organizzati.
Angela: peccato solo per la sveglia, all’una di notte…
Piero: quella non la dimenticherò facilmente. Così alle due eravamo già in viaggio.
Angela: mentre tutti dormivano, noi attraversavamo strade silenziose; pochi minuti dopo aver lasciato la costa, il paesaggio è cambiato completamente. Le luci dei resort sono scomparse e davanti a noi si è aperto il deserto orientale. Fuori dal finestrino era tutto buio. Ogni tanto compariva qualche camion, qualche posto di controllo e poco altro.
Piero: è difficile immaginare che, proprio attraversando quel deserto apparentemente infinito, per migliaia di anni siano passate carovane cariche di oro, granito, alabastro e pietre preziose dirette verso il Nilo.
Angela: dopo qualche ora il cielo ha iniziato lentamente a schiarirsi: è stato uno dei momenti più belli del viaggio. Le montagne hanno cominciato a tingersi di rosso, il deserto si è acceso di sfumature dorate e abbiamo capito che mancava ormai poco.
Piero: verso le otto del mattino siamo finalmente arrivati: davanti a noi c'era Luxor.
Angela: o meglio dire, Tebe. E’ arrivato il momento di raccontarci perché questa città è così speciale.
Piero: perché, probabilmente, non esiste un altro luogo al mondo dove sia concentrata una quantità così straordinaria di storia. Quando pensiamo all'Egitto, la mente corre subito alle Piramidi di Giza, alla Sfinge o a Tutankhamon. Ma la verità è che il cuore politico, religioso e culturale dell'Antico Egitto batteva per secoli proprio qui, sulle rive del Nilo.
Angela: e tutto è iniziato molto prima dei faraoni più famosi.
Piero: le prime comunità umane si sono sviluppate lungo il Nilo oltre cinquemila anni fa. Senza questo fiume l'Egitto sarebbe stato soltanto un'immensa distesa di deserto. Ogni estate le sue piene depositavano uno strato di limo fertilissimo che permetteva di coltivare cereali, lino, ortaggi e frutta in mezzo a un ambiente altrimenti inospitale. E’ stato proprio il Nilo a rendere possibile la nascita di una delle civiltà più avanzate della storia.
Angela: e quando nasce realmente l'Egitto?
Piero: gli storici fanno coincidere la nascita dello Stato egizio intorno al 3100 a.C., quando il re Narmer, identificato da molti con il leggendario Menes, unifica l'Alto Egitto, situato a sud, e il Basso Egitto, nel grande delta del Nilo. Da quel momento inizia una storia destinata a durare oltre tremila anni.
Angela: un periodo lunghissimo.
Piero: impressionante. Per fare un paragone, tra la costruzione delle Piramidi di Giza e la nascita di Cleopatra passa più tempo di quanto ne separi Cleopatra da noi.
Angela: non ci avevo mai pensato.
Piero: l'Antico Egitto viene tradizionalmente diviso in tre grandi epoche. L'Antico Regno, l'epoca delle grandi piramidi. Il Medio Regno, caratterizzato da una forte riorganizzazione dello Stato. Infine il Nuovo Regno, considerato il periodo di massimo splendore dell'intera civiltà egizia. Ed è proprio durante il Nuovo Regno che Tebe diventa la città più importante del Paese.
Angela: perché proprio qui?
Piero: per due motivi: uno politico e l’altro religioso. Da qui hanno governato alcuni dei più grandi faraoni della storia: Hatshepsut, Thutmosi III, Amenofi III, Akhenaton, Tutankhamon, Seti I e soprattutto Ramses II, probabilmente il faraone più celebre di tutti i tempi. Ma Tebe era soprattutto la città del dio Amon, divinità che con il tempo si è fusa con il dio del sole Ra diventando Amon-Ra, il sovrano degli dèi. Ogni vittoria militare, ogni conquista, ogni nuovo tempio veniva dedicato a lui. Ed è proprio qui che i faraoni hanno investito nel tempo immense ricchezze per costruire, ingrandire e abbellire nel tempo quello che ancora oggi è il più grande complesso religioso mai realizzato dall'uomo.
Angela: il Tempio di Karnak.
Piero: esatto. Ma prima di entrarci bisogna capire un'altra cosa. Gli antichi Egizi non vedevano il Nilo soltanto come un fiume. Lo consideravano la linea che divideva due mondi. La riva orientale, dove sorge il sole ogni mattina, rappresentava la vita. Qui venivano costruiti i grandi templi dedicati agli dèi e i palazzi dei faraoni. La riva occidentale, dove il sole tramonta, era invece associata alla morte e alla rinascita. Per questo motivo tutte le grandi necropoli, compresa la celebre Valle dei Re, sorgono sulla sponda occidentale.
Angela: è incredibile come ogni scelta fosse legata a una precisa visione religiosa.
Piero: nell'Antico Egitto nulla era casuale. Ogni edificio, ogni statua, ogni orientamento astronomico aveva un significato simbolico. Perfino la forma delle colonne richiamava i papiri e i fiori di loto che crescevano lungo il Nilo, mentre le pareti raccontavano imprese militari, cerimonie religiose e offerte agli dèi.
Angela: e poi cosa è accaduto?
Piero: come tutte le grandi civiltà, anche quella egizia inizia lentamente a perdere forza. Dopo il Nuovo Regno arrivano invasioni, guerre dinastiche e dominazioni straniere. Prima gli Assiri, poi i Persiani e, nel 332 a.C. arriva Alessandro Magno, accolto come un liberatore. Alla sua morte il potere passa alla dinastia dei Tolomei, di origine greca, la cui ultima sovrana è stata Cleopatra VII: con la sua morte, nel 30 a.C., l'Egitto diventa una provincia dell'Impero Romano. Successivamente arrivano i Bizantini e, nel VII secolo, la conquista araba, che cambia profondamente lingua, religione e cultura del Paese.
Angela: e l'Egitto moderno?
Piero: dopo secoli di dominazioni ottomane e britanniche, il Paese conquista progressivamente la propria indipendenza nel corso del Novecento. Nel 1952 la rivoluzione guidata dagli "Ufficiali Liberi" pone fine alla monarchia e nasce la moderna Repubblica d'Egitto, quella che conosciamo oggi e che anche recentemente ha attraversato momenti difficili. Oggi è uno dei Paesi più importanti del Medio Oriente e dell'Africa, che continua a custodire un patrimonio archeologico senza paragoni.
Angela: e pensare che questa è soltanto l'introduzione...
Piero: perché il bello doveva ancora cominciare. E’ il momento di avvicinarci alle immense mura del Tempio di Karnak.
Il Tempio di Karnak
Angela: nessuna fotografia, nessun documentario e nessun libro possono prepararti a quello che si prova quando lo si vede comparire davanti ai propri occhi per la prima volta.
Piero: sono rimasto immobile. La nostra guida aveva già iniziato a spiegare il percorso della visita e io ero già lì, con il naso all'insù, senza dire una parola a catturare le mie immagini.
Angela: perché il Tempio di Karnak non è semplicemente un tempio. È una città, un'immensa città sacra: l'intero complesso occupa oltre 100 ettari, una superficie superiore a quella di molti centri storici italiani. Per rendere l'idea, servirebbero più di cento campi da calcio per contenerlo.
Angela: e la cosa incredibile è che quello che oggi possiamo visitare rappresenta solo una parte dell'antico complesso.
Piero: per oltre duemila anni quasi ogni faraone ha lasciato il proprio segno qui: non si limitavano a restaurare ciò che esisteva già, costruivano nuovi piloni monumentali, innalzavano obelischi, ampliavano cortili, scolpivano statue gigantesche e facevano incidere sulle pareti le proprie imprese. Era il modo migliore per dimostrare agli dèi, ma anche al popolo, la propria grandezza.
Angela: quello che oggi chiamiamo Tempio di Karnak era in realtà un enorme insieme di edifici religiosi. Il santuario principale era dedicato ad Amon-Ra, il dio più venerato durante il Nuovo Regno, ma esistevano anche templi dedicati alla moglie Mut e al figlio Khonsu. Insieme formavano quella che gli egittologi chiamano la Triade Tebana.
Piero: tutto era collegato; perfino il Tempio di Luxor, che si trova circa tre chilometri più a sud: tra i due complessi correva il celebre Viale delle Sfingi, una strada processionale lunga quasi tre chilometri, fiancheggiata da centinaia di sfingi. Durante la festa di Opet, una delle celebrazioni religiose più importanti dell'Antico Egitto, le statue sacre degli dèi venivano trasportate lungo questo viale tra musiche, offerte e processioni.
Angela: purtroppo noi il Tempio di Luxor non siamo riusciti a visitarlo.
Piero: il tempo a disposizione durante un'escursione in giornata è limitato e bisogna fare delle scelte. Ma anche solo sapere che quei due templi erano uniti da una strada sacra fa capire quanto fosse imponente questa città.
Angela: di fronte alla dimensione di questo tempio, la prima cosa che colpisce è sentirsi piccoli. Il grande Primo Pilone, alto oltre quaranta metri, sembra quasi una parete di roccia costruita dall'uomo. Attraversarlo è come entrare in un'altra epoca.
Piero: ma il vero capolavoro ci aspettava poco più avanti: la leggendaria Sala Ipostila. Un ambiente enorme, quasi una cattedrale costruita per i giganti.
Angela: davanti a noi compaiono 134 colonne gigantesche, disposte in sedici file perfettamente ordinate. Le dodici centrali raggiungono circa 23 metri di altezza. La loro circonferenza supera i dieci metri. Per abbracciarne una servirebbero almeno sei persone.
Piero: gli antichi architetti avevano studiato tutto: chiunque entrasse doveva percepire l'immensità del dio Amon e, di conseguenza, la potenza del faraone che aveva finanziato l'opera, sentendosi davvero minuscolo. Era una forma di comunicazione politica oltre che religiosa.
Angela: ogni colonna è completamente ricoperta di incisioni: ovunque si trovano geroglifici, scene di offerte, processioni, battaglie, rituali e rappresentazioni degli dèi. Ogni centimetro racconta una storia. Ed è incredibile pensare che, dopo oltre tremila anni, molti colori siano ancora visibili.
Piero: sfumature che il tempo non è riuscito a cancellare del tutto.
Angela: è una sensazione difficile da spiegare: nei musei siamo abituati a vedere statue isolate, mentre qui invece tutto è ancora nel suo ambiente originale. Cammini negli stessi luoghi dove hanno camminato Ramses II, Seti I, Hatshepsut, sacerdoti, scribi e migliaia di pellegrini. Per qualche istante hai davvero l'impressione che la storia sia ancora viva.
Piero: uno dei monumenti che mi incuriosivano di più era l'obelisco di Hatshepsut, la regina-faraone, di cui parleremo più avanti. Con quasi trenta metri di altezza è uno degli obelischi antichi meglio conservati al mondo. Pensare che è stato ricavato da un unico blocco di granito rosa proveniente dalle cave di Assuan, trasportato fin qui con le tecnologie dell’epoca e con una conoscenza dell'ingegneria che ancora oggi continua a stupire gli archeologi e anche noi ovviamente.
Angela: fa un certo effetto pensare che quello non fosse l'unico obelisco presente a Karnak.
Piero: tutt'altro. Nei secoli il grande tempio ne ha ospita decine. Oggi ne restano solo alcuni, perchè molti altri hanno intrapreso un lungo viaggio. L'obelisco gemello di quello di Hatshepsut, anch'esso fatto erigere dalla regina, è crollato già nell'antichità e oggi ne sono visibili solo i resti all'interno del complesso. L'obelisco di Thutmosi I, invece, è ancora in piedi poco distante. Altri celebri obelischi provenienti dai templi di Tebe e dell'antico Egitto sono stati trasferiti nel corso dei secoli: quello di Luxor svetta oggi in Place de la Concorde a Parigi, diversi obelischi faraonici sono stati portati a Roma già in epoca imperiale, mentre altri si trovano a Londra, Istanbul e perfino a New York. È affascinante incontrarli in giro per il mondo, ma vederli ancora qui, nel luogo per cui erano stati scolpiti oltre tremila anni fa, permette davvero di comprenderne il significato: enormi raggi di granito rivolti verso il cielo, dedicati al dio Amon-Ra e simbolo della potenza dei faraoni.
Angela: anche il Lago Sacro ci ha colpito molto. Non era un semplice bacino d'acqua: serviva ai sacerdoti per le abluzioni rituali prima delle cerimonie. L'acqua rappresentava la purezza e la rigenerazione. E l’acqua proviene direttamente dal Nilo con un sistema di canali sotterranei.
Piero: prima di andare via non poteva mancare il giro attorno al grande scarabeo sacro di Karnak. La tradizione dice che porti fortuna: c'è chi fa un giro per la buona sorte, chi tre per esprimere un desiderio e chi addirittura sette per favorire l'arrivo di un figlio o di un matrimonio.
Angela: noi, per non sbagliare, abbiamo seguito la tradizione. Se poi lo scarabeo, simbolo di rinascita e di buon auspicio nell'Antico Egitto, abbia davvero qualche potere non lo sappiamo... ma in un luogo come Karnak è bello lasciarsi trasportare anche da queste piccole leggende.
Piero: mentre uscivamo dal tempio continuavo a voltarmi indietro, perché avevamo appena visitato uno dei luoghi più straordinari mai costruiti dall'uomo. Provate a fsre una passeggiata con noi in questo breve video.
Angela: ma la giornata era ancora lunga, dopo aver visto dove vivevano gli dèi, ora andremo nel luogo dove riposavano i faraoni: bisognerà attraversare il Nilo, ci aspetta la leggendaria Valle dei Re.
La Valle dei Re
Piero: dopo ore trascorse tra il deserto e i monumenti dell'antica Tebe, attraversando il Nilo, si capisce davvero perché questa civiltà sia nata proprio qui.
Angela: intorno a questo magnifico nastro verde che attraversa l'Egitto sorgono campi coltivati, palme da dattero, piccoli villaggi e canali d'irrigazione.
Piero: basta allontanarsi poche centinaia di metri dal fiume e ricompare il nulla. È il Nilo che da migliaia di anni rende possibile la vita in questa parte del mondo. Non a caso lo storico greco Erodoto scriveva che "L'Egitto è un dono del Nilo".
Angela: davanti a noi si apre una valle silenziosa circondata da montagne color ocra.
Piero: un paesaggio apparentemente desertico che nasconde uno dei luoghi più importanti dell'archeologia mondiale: la Valle dei Re.
Angela: dalle fotografie me l'ero immaginata completamente diversa. Pensavo a un'immensa necropoli piena di templi, statue e monumenti.
Piero: in realtà, apparentemente qui non c'è quasi nulla, solo montagne. Ed è proprio questa la sua forza.
Angela: queste montagne che custodiscono il più grande segreto dell'Antico Egitto.
Piero: ancora una volta la religione egizia ci fa capire perché i faraoni hanno deciso di farsi seppellire qui. Durante l'Antico Regno i sovrani venivano sepolti nelle grandi piramidi. Erano monumenti straordinari, ma avevano un enorme difetto: erano visibili da chilometri di distanza e, di conseguenza, attiravano inevitabilmente ladri e predoni. Nonostante i sistemi di protezione, quasi tutte sono state saccheggiate già nell'antichità.
Angela: con l'inizio del Nuovo Regno, i faraoni hanno quindi deciso di separare il luogo della celebrazione da quello della sepoltura. I grandi templi, come Karnak o il Tempio di Luxor, sarebbero rimasti ben visibili. Le tombe, invece, sarebbero state nascoste.
Piero: e quale luogo migliore di una valle isolata, circondata da montagne e facilmente controllabile?
Angela: c'è però un particolare che mi ha colpito subito, proprio la montagna
Piero: il suo nome moderno è el-Qurn, che in arabo significa "il corno", e la sua forma ricorda incredibilmente una piramide naturale.
Angela: è difficile credere che sia solo una coincidenza. Molti egittologi ritengono che questa montagna abbia avuto un ruolo fondamentale nella scelta del luogo.
Piero: i faraoni quindi rinunciano alle piramidi costruite dall'uomo ma continuano ad essere protetti da una gigantesca piramide creata dalla natura.
Angela: oggi in quest’area sono state scoperte più di sessanta tombe, anche se non tutte appartengono a faraoni. Alcune erano destinate a regine, principi o personaggi di altissimo rango. Ogni nuova scoperta riceve una sigla progressiva: ad esempio KV2, KV9 o KV62, dove "KV" significa semplicemente King's Valley.
Piero: solo una decina però sono visitabili. Noi ne visiteremo cinque: tre comprese nel biglietto d'ingresso e due con supplemento, una scelta da fare assolutamente. Siamo stati fortunati perché, forse per il caldo, c’era davvero poca gente ed abbiamo goduto fino in fondo lo spettacolo della visita.
La tomba di Ramses IV (KV2)
Angela: è stata la prima che abbiamo visitato.
Piero: e probabilmente quella che ci ha fatto capire cosa ci aspettasse nelle successive. La discesa verso la camera funeraria è già di per sé emozionante. Si percorrono lunghi corridoi scavati direttamente nella montagna.
Angela: ogni parete è completamente ricoperta di geroglifici e scene religiose: non esiste un centimetro lasciato senza decorazioni.
Piero: i colori sono incredibili e la cosa che più sorprende è che dopo oltre tremila anni si distinguono ancora il giallo, il blu, il rosso, il verde: merito del clima estremamente secco della valle, che ha contribuito a conservare pitture che altrove sarebbero scomparse da secoli.
Angela: le decorazioni raccontano il viaggio del faraone nell'aldilà, tratto principalmente dal Libro delle Porte e dal Libro delle Caverne, testi sacri che descrivevano il percorso del Sole durante la notte e la rinascita del sovrano insieme alla divinità.
La tomba di Ramses IX (KV6)
Piero: se la prima ci aveva impressionati, questa ci ha lasciati senza parole.
Angela: è una delle tombe più grandi e meglio decorate dell'intera necropoli. Lunga oltre cento metri, presenta soffitti astronomici, pareti ricoperte di divinità e scene che sembrano dipinte pochi anni fa.
Piero: il soffitto è davvero spettacolare, ricorda un cielo stellato.
Angela: gli Egizi attribuivano un'importanza enorme al cielo: le stelle rappresentavano l'eternità e il faraone, una volta morto, diventava una di esse.
La tomba di Ramses III (KV11)
Piero: probabilmente perché è una delle tombe più luminose.
Angela: le pareti sono ricoperte da testi religiosi e figure perfettamente leggibili.
Piero: un dettaglio molto particolare: le figure umane sono rappresentate sempre di profilo, ma l'occhio è frontale.
Angela: non era un errore artistico, ma una scelta precisa.
Piero: gli Egizi volevano rappresentare ogni parte del corpo dal punto di vista migliore: l'arte non doveva essere realistica, doveva essere perfetta.
La tomba di Tutankhamon (KV62)
Angela: arriviamo alla tomba più famosa.
Piero: molti visitatori si aspettano la tomba più spettacolare della valle. In realtà è una delle più piccole ma il suo valore non dipende dalle dimensioni, dipende dalla sua storia.
Angela: questa è l’unica tomba che è stata trovata praticamente intatta.
Piero: il 4 novembre 1922 l'archeologo britannico Howard Carter individua alcuni gradini nascosti sotto la sabbia e, pochi giorni dopo, riesce ad aprire una porta sigillata. Quando il suo finanziatore, Lord Carnarvon, gli chiede se ci fosse qualcosa, Carter pronuncia una delle frasi più celebri della storia dell'archeologia: "Sì... cose meravigliose.". Per la prima volta veniva scoperta una tomba reale praticamente inviolata con oltre cinquemila oggetti: il celebre sarcofago, la maschera funeraria in oro, carri, armi, mobili e gioielli.
Angela: un tesoro senza precedenti.
Piero: oggi quasi tutti questi reperti sono conservati al Grand Egyptian Museum del Cairo.
Angela: e naturalmente, parlando della scoperta della tomba, non poteva mancare la leggenda della maledizione di Tutankhamon.
Piero: una storia che ancora oggi alimenta libri e film: dopo l'apertura della tomba, alcuni membri della spedizione sono morti negli anni successivi, a cominciare da Lord Carnarvon, il finanziatore degli scavi, deceduto pochi mesi dopo per un'infezione provocata dalla puntura di una zanzara. La stampa dell'epoca ha trasformato quelle coincidenze in una presunta maledizione scagliata contro chiunque avesse osato disturbare il sonno del giovane faraone.
Angela: in realtà non è mai stata trovata alcuna iscrizione che parlasse di una maledizione all'ingresso della tomba e gli studi moderni attribuiscono quei decessi a cause del tutto naturali. Lo stesso Howard Carter, il primo a entrare nella sepoltura, è vissuto ancora per oltre sedici anni.
Piero: la tomba conserva ancora gli affreschi con uno dei sarcofagi in marmo più esterni.
Angela: ma soprattutto è ancora presente la mummia di Tutankhamon, custodita in una teca climatizzata.
Piero: bisogna ammettere che, quando ci si trova davanti alla mummia, immersi nel silenzio di quella piccola camera funeraria, è inevitabile che un pizzico di mistero continui ancora oggi ad aleggiare nell'aria.
La tomba di Ramses V e Ramses VI (KV9)
Angela: la visita di questa tomba vale assolutamente il costo del biglietto supplementare: è una delle tombe più spettacolari della Valle dei Re.
Piero: le pareti sembrano un libro illustrato. Ogni sala racconta un passaggio diverso del viaggio verso l'eternità.
Angela: ma è alzando gli occhi che arriva il momento più emozionante: il soffitto della camera funeraria è completamente decorato con il Libro del Giorno e della Notte.
Piero: un'enorme rappresentazione astronomica nella quale la dea Nut accoglie il Sole al tramonto per farlo rinascere ogni mattina. È uno dei capolavori assoluti dell'arte egizia.
Angela: e poi i resti dei sarcofagi… qui tutto è davvero impressionante.
Piero: è la sensazione che si prova lasciando la Valle dei Re: gli Egizi non costruivano tombe, ma opere d’arte che sono ponti verso l'eternità.
Angela: per loro la morte non rappresentava una fine, ma solo l'inizio di un altro viaggio. Ed è forse questo il motivo per cui, dopo oltre tremila anni, quei luoghi riescono ancora a emozionare milioni di persone provenienti da ogni parte del mondo. Provate ad emozionarvi con noi in questo breve video.
Piero: e la nostra giornata, incredibilmente, non era ancora finita. Prepariamoci adesso al monumento dedicato a una delle figure più straordinarie dell'intera storia dell'Antico Egitto: la regina-faraone Hatshepsut.
Il Tempio di Hatshepsut: la donna che ha osato diventare faraone
Angela: dopo aver lasciato la Valle dei Re, dopo pochi minuti di strada, il van si è fermato davanti a uno scenario completamente diverso.
Piero: il Tempio di Hatshepsut non assomiglia a nessun altro monumento dell'Antico Egitto. Non ha i grandi piloni monumentali di Karnak, non ha l'atmosfera misteriosa della Valle dei Re e nemmeno la monumentalità dei templi costruiti da Ramses II.
Angela: sembra quasi nascere dalla montagna.
Piero: il tempio è stato costruito ai piedi dell'imponente parete rocciosa di Deir el-Bahari, sfruttando la conformazione naturale della falesia come se fosse parte integrante dell'edificio.
Angela: tre grandi terrazze sovrapposte, collegate da lunghe rampe centrali, creano un insieme di una straordinaria eleganza. Ospita la tomba di questa grande donna e della madre.
Piero: ancora oggi è considerato uno dei capolavori assoluti dell'architettura egizia. E’ stato in gran parte ricostruito, è vero, ma rimane comunque affascinante, una delle cartoline della nostra visita.
Angela: ma chi era davvero Hatshepsut?
Piero: sicuramente una delle figure più affascinanti dell'intera storia dell'Egitto. Figlia del faraone Thutmosi I, ha sposato il fratellastro Thutmosi II, come spesso accadeva all'interno della famiglia reale per preservare la continuità della dinastia. Alla morte del marito, l'erede al trono, Thutmosi III, era ancora troppo giovane per governare e Hatshepsut assume inizialmente il ruolo di reggente.
Angela: dopo alcuni anni non si limita più ad amministrare il regno in nome del giovane sovrano, ma si proclama faraone a tutti gli effetti. Una scelta eccezionale in una società in cui il potere era tradizionalmente riservato agli uomini.
Piero: per legittimare il suo potere, sfrutta la religione, attraverso una straordinaria narrazione della sua nascita divina, scolpita nei templi: secondo questa tradizione, il dio Amon avrebbe assunto le sembianze del padre Thutmosi I per unirsi alla regina Ahmose, madre di Hatshepsut. In questo modo la futura sovrana non sarebbe stata soltanto figlia di un faraone, ma discendente diretta del dio Amon, scelta dagli dèi stessi per governare l'Egitto.
Angela: quindi il suo diritto al trono derivava direttamente dalla volontà divina.
Piero: non era una semplice operazione di propaganda, ma un messaggio potentissimo per il popolo e per il clero: se era stato Amon a generarla e a sceglierla, opporsi al suo regno avrebbe significato opporsi alla volontà degli dèi. È anche grazie a questa abilissima costruzione religiosa che Hatshepsut è riuscita a regnare per oltre vent'anni, dando all'Egitto uno dei periodi più prosperi e pacifici della sua storia.
Angela: la cosa che mi ha incuriosito di più è il modo in cui veniva rappresentata.
Piero: perché doveva convincere il popolo e soprattutto il potente clero che il suo potere fosse legittimo. Per questo motivo nelle statue e nei rilievi viene raffigurata con tutti gli attributi tipici dei faraoni: indossa il copricapo reale, porta la barba posticcia cerimoniale e indossa gli abiti maschili del sovrano. Eppure le iscrizioni continuano spesso a utilizzare il genere femminile. è come se avesse costruito una figura nuova, a metà tra tradizione e rivoluzione.
Angela: non è certamente ricordata per le imprese belliche perché più che conquistare nuovi territori con le armi, preferì sviluppare il commercio.
Piero: celebre è la spedizione nella misteriosa Terra di Punt, probabilmente situata tra l'attuale Eritrea e la Somalia: da lì arrivavano oro, ebano, avorio, animali esotici e perfino alberi d'incenso, trapiantati nei giardini dei templi. Le pareti del tempio raccontano ancora oggi quella straordinaria missione commerciale con un livello di dettaglio impressionante.
Angela: però la sua storia non ha avuto un lieto fine.
Piero: dopo la sua morte, Thutmosi III, ormai adulto, consolida definitivamente il proprio potere. Per molto tempo si è pensato che fosse stato lui a vendicarsi cancellando ogni traccia della matrigna. Oggi gli studiosi ritengono che la questione sia più complessa, ma il risultato non cambia.
Angela: molte statue di Hatshepsut sono state abbattute, i suoi cartigli scalpellati e le sue immagini distrutte. L'obiettivo era farla scomparire dalla memoria collettiva, come se non fosse mai esistita.
Piero: ricordi il magnifico obelisco di Hatshepsut che avevamo visto qualche ora prima? Ecco, c'è un dettaglio curioso che spesso sfugge ai visitatori: la parte bassa ha un colore molto più chiaro.
Angela: quando Thutmosi III decide di ridimensionare il ricordo della regina, non demolisce quell'enorme obelisco, i sacerdoti si sono opposti fortemente; lo fa però circondare da un muro di pietra che ne copriva buona parte dell'altezza: questo ha conservato meglio il colore originale.
Piero: il nome della regina risultava quasi nascosto agli occhi di chi entrava nel santuario. Un compromesso tra esigenze politiche e rispetto religioso e la differenza di colore ci fa intuire le tracce di quella curiosa "censura" antica.
Angela: gran parte del Tempio di Hatshepsut che vediamo oggi è frutto di un lunghissimo e straordinario lavoro di ricostruzione.
Piero: nel corso dei secoli terremoti, crolli e soprattutto le distruzioni volontarie avevano ridotto l'edificio in uno stato molto precario.
Angela: un lavoro eccezionale, senza il quale probabilmente oggi vedremmo soltanto un ammasso di rovine.
Piero: forse proprio per questo, però, si percepisce un'atmosfera diversa rispetto a Karnak o alla Valle dei Re. Lì hai la sensazione di camminare dentro la storia, mentre qui pur trovandoti in un luogo straordinario, è più evidente il lavoro dell'uomo.
Angela: resta comunque una tappa irrinunciabile per comprendere la grandezza dell'Antico Egitto e conoscere una delle personalità più sorprendenti che abbiano mai indossato la doppia corona dei faraoni.
Piero: guardando a quel tempio perfettamente incastonato nella montagna, è impossibile non pensare a quanto fosse avanti questa civiltà, una civiltà capace di costruire monumenti che, a distanza di oltre tremila anni, continuano ancora oggi a raccontare le storie dei loro protagonisti a chiunque abbia voglia di ascoltarle. In questo brevissimo video, ripercorrete con noi la nostra passeggiata.
I Colossi di Memnone: gli ultimi guardiani di Tebe
Angela: l'ultima tappa della giornata ci ha riportati ancora una volta a contatto con la grandezza dell'Antico Egitto.
Piero: anche se, a dire il vero, dei monumenti che un tempo sorgevano qui è rimasto ben poco.
Angela: in mezzo ai campi coltivati, quasi all'improvviso, sono comparsi davanti a noi due giganteschi colossi di pietra.
Piero: sono i celebri Colossi di Memnone, alti circa diciotto metri e scolpiti in due enormi blocchi di quarzite. Rappresentano il faraone Amenofi III, uno dei sovrani più potenti del Nuovo Regno, seduto sul trono con lo sguardo rivolto verso il sorgere del sole.
Angela: oggi sembrano quasi isolati nel nulla.
Piero: e invece, oltre tremilaquattrocento anni fa, erano l'ingresso monumentale del grandioso Tempio funerario di Amenofi III, probabilmente il più vasto mai costruito in Egitto. Purtroppo, le piene del Nilo, i terremoti e il riutilizzo delle pietre come materiale da costruzione lo hanno quasi completamente cancellato.
Angela: eppure quei due giganti continuano a essere lì.
Piero: silenziosi, immobili, come se stessero ancora sorvegliando l'accesso a un tempio che non esiste più.
Angela: sai perché si chiamano "Colossi di Memnone"?
Piero: è una storia curiosa. Dopo un violento terremoto, una delle statue iniziò a produrre un suono particolare all'alba, probabilmente causato dalle variazioni di temperatura che facevano vibrare la pietra. I Greci pensarono che fosse il saluto di Memnone, l'eroe etiope della guerra di Troia, che ogni mattina salutava la madre Eos, dea dell'aurora. Da allora quelle statue hanno preso il suo nome, anche se con Memnone non hanno in realtà alcun legame.
Angela: è incredibile come, nei secoli, storia e leggenda abbiano finito per intrecciarsi.
Piero: succede spesso in Egitto. Ogni pietra sembra avere due racconti da offrire: quello degli archeologi e quello tramandato dalla fantasia degli uomini.
Arrivederci Tebe
Angela: dopo tante emozioni, però, iniziavamo anche ad avere una gran fame.
Piero: decisamente. La nostra guida ci ha accompagnati in una piccola locanda locale, lontana dai grandi alberghi e dai ristoranti pensati esclusivamente per i turisti.
Angela: è stata l'occasione per assaggiare alcuni piatti della tradizione egiziana, preparati con una semplicità che ci ha conquistati. Verdure, riso, pane appena sfornato, carne alla griglia e tante specialità locali hanno concluso nel migliore dei modi una giornata davvero intensa.
Piero: seduti a tavola, ripensavamo a tutto quello che avevamo visto nel giro di poche ore.
Angela: il Tempio di Karnak, con le sue colonne gigantesche.
Piero: la Valle dei Re, dove il tempo sembra essersi fermato.
Angela: il Tempio di Hatshepsut, incastonato nella montagna.
Piero: e infine i Colossi di Memnone, ultimi testimoni di un passato glorioso.
Angela: il viaggio di ritorno è stato molto diverso da quello dell'andata.
Piero: al mattino eravamo pieni di aspettative, la sera eravamo pieni di immagini, quelle che nessuna fotografia riuscirà mai a raccontare completamente.
Angela: è stata una di quelle giornate che rimangono dentro. Non solo perché abbiamo visitato monumenti straordinari, ma perché abbiamo avuto la sensazione di aver toccato con mano una delle civiltà più affascinanti della storia dell'umanità.
Piero: l'escursione da Marsa Alam a Luxor vale ogni chilometro percorso e ogni ora di sonno persa. Se si soggiorna sul Mar Rosso, è un'esperienza che ci sentiamo di consigliare senza alcuna esitazione.
Angela: ma una sola giornata non basta.
Piero: permette di ammirare alcuni dei luoghi più iconici dell'Antico Egitto, ma Luxor meriterebbe molto più tempo. Ci sono il Tempio di Luxor, il Ramesseo, Medinet Habu, il Museo di Luxor, la Valle delle Regine e tanti altri siti che richiedono una visita approfondita.
Angela: se il vostro obiettivo è conoscere davvero il cuore dell'Antico Egitto, la soluzione migliore è probabilmente una crociera sul Nilo, con Luxor come tappa principale. Navigare lungo il fiume che ha dato vita a questa straordinaria civiltà permette di visitare i grandi templi con i tempi giusti, di comprendere il legame tra le diverse città e di assaporare, giorno dopo giorno, quella storia millenaria che noi abbiamo potuto soltanto sfiorare.
Piero: il momento in cui abbiamo camminato tra le colonne di Karnak, attraversato i corridoi della Valle dei Re e alzato gli occhi verso monumenti che, da oltre tremila anni, continuano a sfidare il tempo, rimarrà un ricordo indelebile: Luxor è uno di quei luoghi che, una volta lasciati, continuano a viaggiare con te.