Salvatore Midili Salvatore Midili

San Gimignano: le torri che raccontano il tempo

San Gimignano raccontata attraverso un itinerario nel cuore del Medioevo toscano, tra torri medievali, Via Francigena, chiesa di Sant’Agostino, Collegiata di Santa Maria Assunta e Torre Grossa. Un viaggio tra affreschi, storia, paesaggio e tradizioni locali, completato dai sapori tipici come la Vernaccia di San Gimignano.

Piero: è il momento di mettere nuovamente in moto il van e di partire per una nuova scoperta.

Angela: rimaniamo in Toscana, alla scoperta di un nuovo imperdibile borgo.

Piero: lasciandoci alle spalle le mura circolari di Monteriggioni, ci spostiamo di pochi chilometri: la strada sale dolcemente tra colline toscane, filari di vigneti e campi coltivati. All’orizzonte, improvvise, compaiono le torri di San Gimignano.

Angela: sono lontane, ma sono immediatamente riconoscibili. San Gimignano non si confonde con nulla. È una città medievale verticale, sospesa tra terra e cielo, che domina la Valdelsa come faceva secoli fa. Una sorta di Manhattan del medioevo…

Una storia lunga e stratificata

Piero: San Gimignano nasce molto prima delle sue torri. Il colle su cui sorge era già frequentato in epoca etrusca, quando queste alture servivano per controllare il territorio della Val d’Elsa. Con i romani, il luogo ha assunto una funzione più stabile, legata alle vie di comunicazione e allo sfruttamento agricolo della zona.

Angela: ma è nel Medioevo che tutto cambia: qui la storia accelera.

Piero: tra l’XI e il XIII secolo, San Gimignano si trovava lungo uno dei tratti più vitali della Via Francigena, l’asse che collegava il Nord Europa a Roma. Pellegrini, mercanti, funzionari imperiali attraversavano il borgo ogni giorno. Locande, botteghe, magazzini nascevano per rispondere a questo flusso continuo.

Angela: e con i passaggi arriva la ricchezza.

Piero: esatto. Una ricchezza che non restava astratta, ma si traduceva in potere politico, controllo delle istituzioni e prestigio sociale. Le grandi famiglie cittadine iniziano a contendersi il dominio del borgo: non era solo una lotta armata o diplomatica; era una competizione visiva.

Angela: ed ecco allora spuntare le torri come dichiarazione pubblica di potenza e forza.

Piero: ogni torre rappresentava una famiglia: più era alta, più il messaggio era chiaro. San Gimignano cresceva così, verso l’alto, trasformandosi in una città verticale. Nel momento di massimo splendore se ne contavano oltre settanta, una concentrazione senza eguali in Toscana.

Angela: una bellezza nata anche dal conflitto.

Piero: le rivalità tra famiglie come i Salvucci e gli Ardinghelli segnavano la vita cittadina. Accordi, faide, alleanze mutevoli. Intanto la città prosperava grazie al commercio, alla produzione agricola e alla sua posizione strategica.

Angela: finchè non arriva la crisi…

Piero: la peste del 1348 colpisce duramente la popolazione; il traffico sulla Via Francigena diminuisce e le lotte interne indeboliscono ancora di più il borgo. Nel 1353 San Gimignano si sottomette volontariamente a Firenze, cercando protezione e stabilità.

Angela: ed è qui che succede qualcosa di inatteso.

Piero: Firenze non trasforma San Gimignano e soprattutto non la modernizza. La lascia quasi immobile. Ed è proprio questa immobilità forzata che ha permesso al borgo di arrivare fino a noi con il suo impianto medievale intatto.

Angela: come se il tempo si fosse fermato.

Piero: o avesse deciso di rallentare, lasciando parlare la pietra.

Angela: un tempo le torri erano così numerose e alte che proprio Firenze ha imposto limiti precisi alla loro costruzione.

Piero: molte abitazioni conservano ancora parti delle strutture originarie, inglobate nei palazzi successivi. Basta alzare lo sguardo per accorgersene.

Alla scoperta del borgo

Angela: entriamo nel borgo dalla Porta di San Matteo, una delle principali vie di accesso che si aprono nella cinta muraria. Arriviamo immediatamente alla chiesa di Sant’Agostino, leggermente defilata rispetto ai percorsi principali. È più silenziosa, quasi raccolta, come se chiedesse di rallentare prima di addentrarsi nel cuore della città.

Piero: risalente alla fine del XIII secolo, la chiesa presenta caratteristiche derivate sia dall'architettura romanica che da quella gotica. All’esterno appare sobria, essenziale, priva di ornamenti superflui. Ma una volta varcata la soglia, lo spazio si trasforma in racconto. Le pareti sono interamente rivestite dal ciclo di affreschi di Benozzo Gozzoli, dedicato alla vita di Sant’Agostino, uno dei più importanti complessi pittorici del Rinascimento toscano.

Angela: le scene scorrono una dopo l’altra come pagine illustrate. Non parlano solo di fede, ma mostrano città, interni domestici, abiti, gesti quotidiani. È il Quattrocento che prende forma davanti agli occhi.

Piero: Gozzoli usa il racconto sacro per descrivere il mondo reale. I volti sono espressivi, gli sfondi architettonici richiamano le città dell’epoca, i dettagli sembrano rubati alla vita di ogni giorno. Qui l’arte non è distante, è concreta, narrativa, accessibile.

Angela: particolarmente interessante è la cappella rinascimentale di San Bartolo, santo molto caro alla città di San Gimignano. I suoi resti sono conservati nell’altare di marmo bianco realizzato da Benedetto da Maiano nel XV secolo e decorato con il racconto dei miracoli del santo. La cappella conserva la pavimentazione originale, realizzata in maiolica per opera di Andrea della Robbia ed è circondata da pareti affrescate con i santi Gimignano, Lucia e Nicola, da un lato, e Sant'Ambrogio, Sant’Agostino, San Girolamo e San Gregorio, dall’altro.

Angela: proseguiamo uscendo dalla chiesa e lo spazio si apre improvvisamente in Piazza Duomo, il centro religioso e politico di San Gimignano. La piazza è ampia, ordinata, quasi solenne, pensata per rappresentare l’autorità e il potere della comunità.

Piero: la Collegiata di Santa Maria Assunta domina la scena con una facciata semplice, priva di decorazioni superflue. È un’estetica voluta, che prepara a ciò che avviene all’interno. Varcata la soglia, inizia il vero viaggio nel tempo.

Angela: le pareti sono completamente rivestite da affreschi medievali, disposti come una grande Bibbia illustrata, pensata per raccontare la storia sacra a una popolazione in gran parte analfabeta.

Piero: sulla parete sinistra si sviluppano le Storie dell’Antico Testamento. Dalla Creazione al racconto di Giobbe, le scene scorrono in sequenza continua. Le figure sono solenni, i gesti essenziali, i colori intensi. Ogni immagine è chiara, immediata, costruita per essere compresa anche da lontano.

Angela: di fronte, le Storie del Nuovo Testamento accompagnano lo sguardo dalla Natività alla Resurrezione. Qui il racconto si fa più umano, più vicino ai fedeli. I volti esprimono dolore, speranza, attesa.

Piero: sulla controfacciata domina il Giudizio Universale. Cristo giudice al centro, i beati accolti in Paradiso, i dannati travolti dalle pene dell’inferno. È un’immagine potente, diretta, priva di ambiguità. Un monito morale che parlava a tutti, senza bisogno di parole.

Angela: qui l’arte non è semplice decorazione: era insegnamento, racconto, fede. Un linguaggio visivo capace di guidare, ammonire e consolare allo stesso tempo.

Piero: usciti dalla Collegiata, è il momento di salire. La Torre Grossa, affiancata al Palazzo Comunale, è la più alta di San Gimignano e anche la più simbolica. La scala interna è stretta ma non troppo, i gradini consumati dal tempo. La salita è lenta, quasi meditativa.

Angela: salendo, la città si allontana poco a poco. I rumori si attenuano, lo sguardo cambia.

Piero: arrivati in cima, giusto il tempo di sconfiggere le vertigini, tutto diventa chiaro. Le torri medievali emergono dai tetti come aghi di pietra. Le mura, le case addossate, l’impianto urbano compatto raccontano una città pensata per difendersi e controllare.

Angela: intorno, la campagna toscana si apre senza confini. Colline morbide, vigneti ordinati, strade bianche che collegano poderi e borghi.

Piero: da quassù, San Gimignano smette di essere solo bella. Diventa comprensibile: la sua posizione, il suo ruolo, la sua ambizione si leggono nel paesaggio.

Angela: scendendo, torniamo nel cuore della vita quotidiana: Piazza della Cisterna appare improvvisamente, raccolta, irregolare, autentica.

Piero: la cisterna medievale al centro ricorda quanto l’acqua fosse essenziale per la sopravvivenza della città. Intorno, i palazzi nobiliari e le torri raccontano secoli di incontri, scambi, mercati.

Angela: è una piazza che non ha bisogno di essere spiegata. Basta fermarsi, sedersi, osservare.

Piero: qui San Gimignano non è monumento. È spazio vissuto.

San Gimignano da assaggiare

Angela: dopo tanta storia, arriva il momento di assaporare il territorio.

Piero: il Vernaccia di San Gimignano, uno dei vini bianchi più antichi d’Italia, nasce proprio su queste colline. Fresco, minerale, accompagna perfettamente la cucina locale.

Angela: zuppe toscane, salumi, formaggi, pane semplice. Sapori che non cercano effetti speciali, ma raccontano una tradizione contadina ancora viva.

Piero: e poi il gelato artigianale, famoso in tutto il mondo. Qui diventa una pausa naturale, quasi un rito, tra una salita e una discesa.

Arrivederci San Gimignano

Piero: San Gimignano non è un borgo da attraversare in fretta. È un luogo che chiede tempo.

Angela: qui ogni pietra parla di potere, fede, paura, orgoglio, ma anche di equilibrio con il paesaggio.

Piero: le torri, al tramonto, smettono di sfidare il cielo. Si fondono con la luce, diventano parte dell’orizzonte.

Angela: e mentre il giorno finisce, San Gimignano resta immobile, sospesa tra passato e presente.

Piero: non come un ricordo. Ma come una presenza viva, che continua a raccontare.

Angela: rivedete la nostra passeggiata in questo video.

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