Un giorno a Cefalù, perla della Sicilia

Alberto: bentornati in Sicilia ragazzi! Siete pronti a ripartire alla scoperta di questa meravigliosa terra?

Piero: dove andiamo questa volta?

Angela: un’altra tappa. Un altro angolo di Sicilia. E ogni volta ci sembra che questa sia la più bella.

Piero: questa è bella davvero! Guarda che meraviglia…

Alberto: Cefalù si fa trovare così, all’improvviso, dietro una curva della strada. Con quella rocca gigantesca che domina il paesaggio e, sotto, una città raccolta, stretta tra pietra e mare.

Piero: c’è qualcosa di antico qui, che ti avvolge appena metti piede tra i vicoli.

Angela: un equilibrio perfetto. La potenza verticale della montagna e l’orizzonte infinito del mare. E poi il Duomo.

Alberto: vedo che siete pronti e carichi, come al solito. Raggiungiamo facilmente Cefalù, grazie all’autostrada A20. Parcheggiare non sarà facilissimo ad agosto, ma ce la faremo…

Angela: cominciamo allora…

Una storia incisa nella roccia

Alberto: oggi vi accompagno in una delle città più antiche della Sicilia.

Piero: il nome viene dal greco Kephaloidion, “testa”, per via del promontorio. Già i greci vi avevano fondato una polis che poi con i romani si sviluppa ulteriormente. Ma la città non era esattamente dove si trova oggi: era più in alto, sulla rocca. Solo nel Medioevo, la popolazione comincia a spostarsi verso il mare.

Angela:  e sarà Ruggero II, il grande re normanno, a cambiarne per sempre il destino. Nel 1131, secondo la leggenda, la sua nave rischia di affondare proprio davanti a queste coste. Riesce invece a salvarsi e fa un voto: costruire una cattedrale proprio dove era sbarcato.

Alberto: esatto! Proprio da qui e da questa vicenda nasce il Duomo. Una basilica monumentale, pensata come luogo di culto e come simbolo politico. Una cattedrale imperiale per un re ambizioso.

Piero: un gesto carico di significati: portare l’arte bizantina fin qui, costruire un modello di regno che mettesse insieme l’Oriente e l’Occidente, l’Islam e il Cristianesimo. Cefalù diventa un punto di snodo, una città viva, che nei secoli si mantiene fedele alla sua natura: marinara, devota, fiera.

Alberto: ancora oggi, la festa del SS. Salvatore, ogni agosto, coinvolge tutta la città, culminando con la “ntinna a mari”, una gara di equilibrio su un palo insaponato sospeso sull’acqua.

Piero: la storia di Cefalù quindi non è diversa da quella del resto della Sicilia, ad eccezione di quanto abbiamo detto prima. E non lo è neppure la storia successiva fino ai giorni nostri. Oggi è una meta turistica davvero affascinante sia per le sue spiagge che per le opere d'arte che conserva.

Alla scoperta della Rocca di Cefalù: un cammino verso il cielo 

Alberto: vi faccio cominciare la nostra visita di Cefalù in modo particolare e insolito: vi porto alla scoperta della rocca che fa da sfondo alla città e che ospitava quella antica.

Angela: saliamo presto. L’aria è ancora fresca, e la luce del mattino comincia a scaldare le pietre. Il sentiero per la Rocca è ripido ma affascinante (per accedere è necessario munirsi di biglietto e non si può fare in infradito o scarpe aperte). La prima parte è abbastanza semplice anche per famiglie con bambini. La vista si apre poco a poco, tra muretti a secco, ginestre e scogliere.

Piero: la prima tappa è il cosiddetto Tempio di Diana, un edificio megalitico risalente al IX secolo a.C.. Nonostante il nome, non ha nulla di greco: è probabilmente un luogo sacro indigeno, legato al culto delle acque. È straordinario pensare che qui, su questa rupe affacciata sul mare, si praticavano riti molto prima dei greci e dei romani.

Angela: poi si continua a salire. Le tracce di epoche diverse si mescolano: ci sono cisterne bizantine, mura medievali, ruderi che sembrano sospesi nel tempo. E infine, in cima, i resti del castello normanno. L’ultima parte del sentiero è più complicata e difficile da gestire per chi soffre di vertigini…

Alberto: ma la vera meraviglia è la vista: da un lato il blu del Tirreno, dall’altro i tetti rossi della città, il Duomo che svetta e la linea morbida della costa settentrionale.

Piero: un panorama che non si dimentica. Rimaniamo in silenzio per qualche minuto, solo il vento e il rumore delle onde in lontananza.

La Cattedrale: una luce d’oro

Alberto: adesso torniamo nel centro storico. Con la Rocca alle spalle, dopo aver passeggiato tra i vicoli, davanti a noi si apre piazza Duomo.

Piero: vederlo da lontano e dall’alto è bellissimo, da averlo davanti lascia senza fiato.

Angela: la facciata è imponente. Due torri merlate, solide, squadrate. Ma la vera bellezza è dentro. Entriamo. Ed eccolo, il volto che domina tutto.

Piero: il Cristo Pantocratore. Un volto sereno, solenne, occhi profondi e luminosi, la mano destra che benedice e la sinistra che regge il Vangelo. Un’opera grandiosa, realizzata da maestranze bizantine in appena vent’anni, tra il 1145 e il 1166. Il mosaico copre tutto il catino absidale. Oro, blu, rosso, verde: ogni tessera riflette la luce in modo diverso.

Angela: attorno, una processione di santi, profeti, angeli. Tutto ha un ordine preciso, una gerarchia teologica. E poi i mosaici della navata: scene evangeliche, simboli cristiani. La pietra è calda, antica. Le colonne sono romane, i capitelli tutti diversi. E sopra di noi, archi che sembrano orientali.

Piero: un dialogo tra mondi, reso architettura.

Alberto: e poi c’è il chiostro, poco più in là. Un’oasi di silenzio, con colonne geminate e capitelli scolpiti.

Piero: scene di caccia, animali fantastici, motivi floreali. Un mondo miniaturizzato scolpito nella pietra.

Nel cuore del borgo: pietra, mare e cucina

Alberto: usciti dal Duomo, ci perdiamo tra le stradine di Cefalù. La città è viva, animata, profumata.

Angela: ci fermiamo all’antico lavatoio medievale, dove l’acqua del fiume Cefalino scorre ancora tra le vasche di pietra lavica. È un luogo semplice, ma affascinante. E poi il mare è lì, a pochi passi.

Piero: entriamo in una delle tante trattorie del centro. I tavoli sono apparecchiati all’aperto, l’aria profuma di pesce e basilico. La scelta non è facile: pasta con le sarde, involtini di pesce spada, caponata di melanzane e per cassateddi di fichi.

Angela: il tutto accompagnato da un bicchiere di grillo, fresco e fruttato.

Alberto: se volete rimanere leggeri ma sublimare il palato al tempo stesso, vi suggerisco una  granita di mandorla o gelsi con brioche.

Alberto: la Sicilia è anche questo: sapori netti, ricette che raccontano storie.

Alla scoperta delle spiagge e del mare di Cefalù

Angela: nel pomeriggio ci spostiamo sulla spiaggia. È proprio sotto le case, a due passi dal centro.

Piero: la sabbia è dorata, l’acqua limpida. I bambini giocano, qualcuno legge, altri si tuffano dal molo. Il tempo rallenta.

Angela: ci sediamo sulla sabbia. Davanti a noi il mare. Alle spalle, la Rocca. E in mezzo, la città. Cefalù sembra fatta per essere guardata da qui, al tramonto. La luce arancio si riflette sulle pietre, i mosaici brillano ancora nella memoria.

Arrivederci Cefalù

Piero: quando lasci Cefalù, qualcosa resta. Non solo le foto, o i ricordi. Ma un’immagine che si fissa dentro: il volto del Cristo, il mare calmo, le pietre antiche sotto i piedi.

Angela: Cefalù è fatta di luce. Quella che scintilla sui mosaici, quella che danza sul mare, quella che resta negli occhi anche dopo che te ne sei andato.

Piero: ed è proprio quella luce che, in fondo, ti porti via. Senza accorgertene.

Angela: godetevi la nostra passeggiata in questo video:

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