Creta: un’isola che non finisce mai
Creta è un’isola che non finisce mai. È un continente in miniatura, dove il mito e la storia si intrecciano in ogni pietra, in ogni grotta, in ogni affresco. È qui che nasce Zeus, dove il labirinto non è solo leggenda ma architettura viva, dove Minosse, il Minotauro, Dedalo e Icaro sembrano ancora presenti, scolpiti nella memoria della terra.
Abbiamo scelto di esplorarla sapendo che una sola settimana non può bastare. Ma anche una breve sosta può lasciare un segno profondo. Creta è la culla della civiltà minoica, la prima vera cultura europea, raffinata, complessa, misteriosa. È un’isola che ha vissuto tutto: Minoici, Micenei, Greci, Romani, Bizantini, Arabi, Veneziani, Ottomani… e ognuno ha lasciato un segno, un colore, un suono. Camminare a Creta significa attraversare secoli di storia in pochi passi, leggere i miti con gli occhi e ascoltare le pietre che parlano.
In questo racconto proviamo a farvi sentire tutto questo. Con le parole e con le immagini. Perché Creta non si spiega: si vive. E si ascolta.
Piero: allora… ci siamo. Valigia chiusa?
Angela: chiusa, strapiena, come sempre. Ma dimmi una cosa: dove andiamo stavolta?
Piero: te lo dico con tre parole: mito, mare, millenni di storia.
Angela: ho capito che torniamo nella tua amata Grecia, ma puoi essere più preciso?
Piero: ti do altri indizi determinanti: il labirinto, Minosse e il Minotauro…
Angela: fermati qua! Ho capito: andiamo a Creta!
Piero: proprio così: Creta, l’isola dove è nato Zeus, dove un re ha costruito un labirinto per nascondere un mostro. Dove i tori volano, gli affreschi parlano e le rovine non sono silenziose.
Angela: sono preoccupata: quanti chilometri mi vuoi far fare questa volta? Lo sai che è lunga più di 250 km? E che per andare da un’estremità all’altra ci vogliono cinque ore d’auto?
Piero: lo so bene, tranquilla. E so anche che una settimana non basterà nemmeno per grattare la superficie. Creta è un continente travestito da isola. È storia stratificata, natura potente, cultura viva. Ogni angolo meriterebbe una sosta lunga. Ogni rovina, una guida. Ogni spiaggia, almeno un tramonto.
Angela: insomma, stai dicendo che ci siamo fatti un regalo bellissimo… ma incompleto.
Piero: in parte sì: significa che a Creta ci dovremo tornare ancora. Noi, per adesso, ci concentreremo su una parte dell’isola. Visiteremo palazzi minoici e antiche città romane, cammineremo tra affreschi, colonne, vasi, ulivi e mari blu. Faremo un viaggio nel tempo, e anche un pò dentro di noi.
Angela: e lo racconteremo passo dopo passo, con le parole e con le immagini. Perché non si può spiegare Creta: si può solo provare a farla sentire.
Una storia lunga millenni
Piero: prima ancora di atterrare, come al solito, mi sono immerso nei libri. E sai che c’è? Più studi Creta, più ti perdi.
Angela: non mi sorprende. È un’isola che ha visto tutto: l’alba della cultura e della civiltà europee, i grandi imperi, i miti che ancora oggi plasmano la nostra immaginazione.
Piero: pensa che tutto comincia nel Neolitico, oltre ottomila anni fa. Qui si viveva già in villaggi fatti di pietra grezza, si coltivava la terra, si producevano vasi con motivi geometrici. E intorno al 3000 a.C., arriva il salto: nasce la civiltà minoica.
Angela: la prima civiltà avanzata d’Europa. E la più enigmatica.
Piero: niente mura, niente armi monumentali, solo bellezza. Meravigliose architetture complesse, arte raffinata e una religione centrata sulla natura e tutta al femminile. Il cuore pulsante erano i palazzi: Cnosso, Festo, Malia, Zakros… più che palazzi, erano vere e proprie città-labirinto.
Angela: ed è proprio da qui che nasce il mito del labirinto. Sai da dove viene quella parola?
Piero: dalla parola “labrys”, l’ascia bipenne, simbolo sacro minoico. Era usata nei rituali, scolpita sulle pareti e rappresentata ovunque nei palazzi. Il “labyrinthos” era, in origine, il palazzo dove si custodiva il sacro. Poi il termine è diventato sinonimo di luogo intricato, inestricabile. Ed è così che il mito si intreccia con l’architettura: corridoi, scalinate, stanze sovrapposte…
Angela: il labirinto per eccellenza è quello dove Minosse rinchiude il Minotauro, il mostro metà uomo e metà toro. Lo costruisce Dedalo, architetto geniale, che poi viene rinchiuso a sua volta e fugge con suo figlio Icaro, volando con ali di cera. Ma Icaro si avvicina troppo al sole…
Piero: e precipita nel mare. Tutto questo nasce da qui. Ma non solo. Anche Zeus nasce a Creta, secondo il mito. Viene partorito in una grotta del monte Dikti, dove Rea si rifugia per proteggerlo da Crono, il padre divoratore di figli.
Angela: i Cureti, armati di scudi e spade, battono i metalli per coprire il pianto del neonato e ingannare Crono. E da quella grotta, il futuro re dell’Olimpo sale al cielo.
Piero: insomma, Creta non è solo storia. È mitologia pura. È il luogo dove la linea tra reale e leggendario si dissolve. Ma non è finita: dopo i Minoici arrivano i Micenei, che importano la Lineare B, la scrittura che finalmente riusciamo a leggere, a differenza della precedente Lineare A. I palazzi vengono incendiati, alcuni ricostruiti, poi abbandonati. È la fine di un’epoca.
Angela: non è certo che le cose siano andate così: un’altra teoria sostiene che la civiltà minoica sia stata distrutta da una violenta eruzione vulcanica nella vicina Santorini e dal conseguente maremoto. In ogni caso, è l’inizio di una nuova era. I Dori, poi i Greci. Dopo Cnosso e Festo, Gortyna diventa città potente e i romani la scelgono come capitale dell’isola. E anche qui, storie e pietre si intrecciano: qui viene inciso il primo grande codice di leggi d’Europa: il Codice di Gortyna appunto.
Piero: poi i Bizantini che costruiscono chiese e monasteri. Gli Arabi arrivano nell’800 e trasformano Heraklion in un emporio fiorente. I Veneziani, nel XIII secolo, rafforzano i porti, erigono castelli, disegnano città eleganti. E nel 1600 arrivano gli Ottomani e con loro moschee, mercati coperti e minareti. Ogni dominazione aggiunge un livello a questo già ricco palinsesto.
Angela: e ancora nel Novecento Creta vive guerre, ribellioni, rivoluzioni. Solo nel 1913 si unisce definitivamente alla Grecia. Ma il suo spirito è rimasto libero. Ma anche testardo e creativo.
Piero: e stratificato soprattutto. Camminare a Creta vuol dire attraversare duemila anni in duecento metri. Vuol dire leggere affreschi e graffiti, ascoltare silenzi e voci. Un’isola dove le pietre non stanno ferme: ti parlano.
Angela: e noi siamo qui per ascoltarle tutte. O almeno provarci. Ecco cosa vedremo:
Il Palazzo di Cnosso – Tra mito e realtà
Il Palazzo di Cnosso è molto più di un sito archeologico: è il cuore simbolico della civiltà minoica e il crocevia dove mito e realtà si intrecciano. Un labirinto di stanze, affreschi e misteri, costruito non solo per stupire ma per raccontare un mondo raffinato e complesso. Qui si cammina tra storie millenarie e leggende immortali: Minosse, il Minotauro, Arianna, Dedalo. E mentre si osservano colonne rovesciate, troni in alabastro, colori accesi e affreschi in movimento, si comprende che Cnosso era più di un palazzo: era un mondo. Un microcosmo urbano, politico e sacro, progettato con una visione architettonica sorprendentemente moderna. Visitare Cnosso è entrare nel tempo, ma senza mai uscire dal mito.
Piero: non possiamo non cominciare la nostra visita con se non con il Palazzo di Cnosso. Siamo davanti al sito archeologico più famoso di tutta Creta. E, probabilmente, il più evocativo del Mediterraneo orientale.
Angela: appena entri, capisci che non è un palazzo qualunque. È un organismo vivo, un dedalo di corridoi, scale, colonne, stanze, magazzini, affreschi. Un luogo che ancora oggi, nonostante i secoli, riesce a disorientare. E a incantare.
Piero: sai che secondo la leggenda a governare questo palazzo fu il re Minosse?
Angela: certo! Il figlio di Zeus, diventato re di Creta e custode di leggi e ordine. Un re temuto, ma anche un giudice saggio e potente. La sua figura è il filo che unisce mito e realtà qui a Cnosso.
Piero: scopriamo il Palazzo nel 1878, grazie a Minos Kalokairinos, un archeologo cretese. Ma è l’inglese Arthur Evans, nel 1900, a dare inizio a un lungo scavo e a “restituire” al mondo la magnificenza di questo complesso.
Angela: e anche a molte polemiche. Perché Evans non si limita a scavare: ricostruisce, forse anche troppo. Usa cemento, colora pareti, reinventa parti mancanti secondo la sua visione. Quello che vediamo oggi è, in parte, una ricostruzione idealizzata.
Piero: e questo, a mio modestissimo avviso, toglie un po' di fascino a questo luogo: toglie spazio all’immaginazione che è sempre una parte per noi importante quando visitiamo un sito archeologico. Il palazzo copriva un’area di oltre 14.000 metri quadrati. Più di mille ambienti distribuiti su più livelli, collegati da scale e cortili. Non era solo residenza reale: era centro politico, religioso, amministrativo.
Angela: ci sono i magazzini del grano e dell’olio, le stanze cerimoniali, le officine, i pozzi di luce. E poi… gli affreschi. Dappertutto. Il più celebre è quello del “Salto del toro”: un giovane che afferra le corna e vola sopra l’animale in una figura elegante, quasi danzante.
Piero: e poi il Principe dei Gigli, con il suo passo fiero. La Processione, con le tuniche fluenti. Le donne con il busto scoperto e gli occhi truccati. È un mondo colorato, dinamico, raffinato. Non sembra antico: sembra ancora in movimento.
Angela: e il colore non è solo sulle pareti. Guarda le colonne: rosse e nere, snelle, rovesciate rispetto a quelle greche. Più larghe in alto, più strette alla base. Un’innovazione minoica unica.
Piero: uno degli ambienti più celebri è la Sala del Trono. Qui troviamo il trono in alabastro, seduto contro la parete, affiancato da panche di pietra. Sulle pareti, affreschi con grifoni, creature mitologiche dal corpo di leone e la testa d’aquila. Anche questa troppo ricostruita. Se volete visitarla, preparatevi a lunghe code sotto il sole.
Angela: non sappiamo se quel trono fosse davvero per un re. Forse per un alto sacerdote. O, chissà, per una regina. Molti indizi ci parlano di una società in cui le figure femminili avevano ruoli centrali, anche religiosi.
Piero: camminando qui, è impossibile non pensare al mito. Al re Minosse, al Minotauro, al filo di Arianna, al labirinto costruito da Dedalo. Forse la realtà era diversa, ma questi racconti sono nati qui. Cnosso li ha ispirati. E ancora oggi li alimenta.
Angela: anche perché, mitologia a parte, l’impatto è reale. Ti muovi tra stanze antichissime, eppure così moderne nella concezione. C'è ventilazione naturale, canali di scolo, pozzi di luce. I Minoici non solo costruivano: progettavano.
Piero: e poi, la posizione. Cnosso non è sul mare, ma in un’area fertile, vicino al fiume Kairatos. Un luogo strategico per controllare la valle, ma anche per restare isolati dal rischio di attacchi via mare.
Angela: alla fine del percorso, ti resta una certezza: Cnosso non era solo un palazzo. Era un mondo. Un microcosmo simbolico, spirituale, urbano, amministrativo. Il cuore di una civiltà che ha lasciato un segno eterno.
Piero: e ogni volta che ne varchi le soglie, è come se ti trovassi a metà strada tra il tempo e il mito. Cnosso è il luogo dove il passato si ostina a rimanere presente. Rivedi tutto in questo video:
Angela: un suggerimento: andate a visitarlo presto al mattino, sia perché fa molto caldo sia perché è sempre molto affollato. Ricordatevi che è il sito archeologico più famoso di Creta: è molto frequente trovare enormi comitive sbarcate dalle navi da crociera…
Piero: conviene sempre fare il biglietto on line per evitare le lunghe code e, anche se costa, meglio farsi accompagnare da una guida locale (si trovano anche all’ingresso).
Festo – Il palazzo del silenzio e della luce
Il Palazzo di Festo è un luogo che affascina in silenzio. A differenza di Cnosso, qui non c’è ricostruzione: solo pietre antiche, luce naturale e un panorama aperto sulla fertile pianura della Messarà. Questo grande complesso minoico, costruito su più livelli e perfettamente integrato nel paesaggio, è un esempio di architettura sobria ma potente. Rampa cerimoniale, grande cortile, magazzini con i pithoi ancora al loro posto, ambienti cerimoniali e spazi amministrativi raccontano una civiltà razionale, elegante, funzionale. Festo è anche il luogo dove fu scoperto il misterioso Disco, simbolo dell’enigma minoico. Tra ombre mobili, scale monumentali e silenzi che sembrano antichi, il palazzo ti accompagna in un viaggio meditativo: qui non si cerca l’effetto, ma la profondità. Qui, più che altrove, Creta si lascia ascoltare.
Angela: dopo Cnosso, pensavo che nessun altro palazzo minoico potesse colpirmi allo stesso modo. Ma Festo è diverso. E forse proprio per questo, ancora più affascinante.
Piero: qui non c'è ricostruzione, nessuna colonna ridipinta, nessun affresco riprodotto. Solo pietra nuda, sole, vento e una vista che si apre ampia sulla pianura della Messarà, fino al profilo dell’Ida, il monte sacro.
Angela: ed è proprio questo che lo rende potente. Cnosso è spettacolo. Festo è poesia.
Piero: secondo la leggenda, questo era il regno di Radamanto, fratello di Minosse, giudice giusto e saggio. In qualche modo, il palazzo sembra rispecchiarne il carattere: meno teatrale di Cnosso, più misurato, più sobrio. Ma non meno grandioso.
Angela: il primo palazzo viene costruito intorno al 1900 a.C., ma viene raso al suolo da un terremoto. Il secondo, quello che vediamo oggi, è del 1700 a.C., anche se nuove scosse e incendi lo danneggiano più volte. I Minoici, però, tornano sempre a ricostruire.
Piero: e lo fanno con grande intelligenza. Il sito è scelto con cura: in cima a un colle che domina la vallata, con pendenze naturali che i costruttori trasformano in forza. Il palazzo è disposto su più livelli e si adatta al paesaggio, invece di combatterlo.
Angela: la rampa cerimoniale che conduce all’ingresso è ancora oggi imponente. È larga, leggermente inclinata, fiancheggiata da grossi blocchi di pietra. Da lì si accede al grande cortile centrale, uno spazio rettangolare delimitato da colonne e gradinate, che doveva accogliere cerimonie pubbliche, danze rituali, incontri politici.
Piero: il cortile è l’asse portante di tutto l’edificio. Come a Cnosso, è il fulcro attorno a cui ruotano magazzini, aree residenziali, officine, depositi. Ma qui il ritmo degli spazi è diverso: più arioso, meno labirintico. La geometria è più leggibile, più razionale.
Angela: e questo rende la visita quasi meditativa. Ci si muove tra spazi aperti e ombreggiati, tra scalinate ampie e piattaforme che sembrano terrazze naturali. Alcuni ambienti conservano ancora i resti delle soglie in marmo, le basi delle colonne, le soglie con incavi per l’incastro delle porte.
Piero: uno degli ambienti più suggestivi è il megaron reale, probabilmente una sala cerimoniale, con pavimentazione in gesso e tracce di pitture parietali.
Angela: ma ci sono anche il quartiere occidentale, dove si trovavano gli uffici amministrativi, e l’archivio, con resti di tavolette d’argilla.
Piero: nel settore sud ci sono i magazzini, con enormi pithoi — le grandi giare in terracotta — ancora in piedi nelle loro cavità rettangolari nel pavimento. Alcune conservano le impronte del contenuto: olio, grano, vino, legumi. Era il cuore economico del palazzo.
Angela: e non dimentichiamo la scalinata meridionale, una delle più grandi dell’architettura minoica. Sei gradini larghi e bassi, che creano una sorta di cavea, una tribuna all’aperto. Alcuni archeologi pensano che qui si tenessero rappresentazioni religiose o politiche.
Piero: il punto più misterioso, però, resta quello dove fu scoperto il celebre Disco di Festo, nel 1908. È una tavoletta circolare di argilla con 241 simboli disposti a spirale, impressi con timbri. Ancora oggi non ne conosciamo il significato: potrebbe essere una preghiera, un messaggio, un gioco. Ma quel disco è diventato simbolo di tutta la civiltà minoica: raffinata, enigmatica, affascinante. Ne parleremo e lo vedremo dopo…
Angela: e poi il panorama. La luce cambia di ora in ora, scivola sulle pietre, scolpisce le ombre. Di fronte, la pianura fertile, punteggiata di ulivi e vigneti. Dietro, i monti. E tutto intorno… silenzio.
Piero: un silenzio pieno di memoria. Festo è la parte più intima di Creta: non urla, ma sussurra. Non si impone, ma resta. È il palazzo che parla solo a chi sa ascoltare.
Angela: anche qui vale il suggerimento di visitarlo nelle prime ore del mattino perché fa veramente caldo e ci sono pochi spazi dove ripararsi dal sole.
Piero: proprio per questo è meglio separare in due giorni diversi le visite dei due palazzi.
Gortyna – La legge nella pietra
Gortyna non è un palazzo, ma una città fatta di strati, di epoche sovrapposte, di pietre che raccontano. Dimenticate l’immaginario minoico: qui si entra nel cuore della Creta romana e greca, tra basiliche, fori, odeon, statue e sentieri nel verde. Ma ciò che rende Gortyna davvero unica è la legge scolpita nella pietra. Il celebre Codice di Gortyna, inciso nel V secolo a.C., è il più antico corpus di leggi civili d’Europa. Dodici colonne di testo in bustrofedico, esposte alla vista di tutti, che parlano di matrimonio, eredità, giustizia e vita quotidiana. Non è un mito, è diritto. Non è per gli dèi, ma per le persone. Gortyna è il luogo dove l’arte e la legge si incontrano, dove la storia prende forma nei resti dell’odeon, del praetorium e della basilica di San Tito, immersi tra ulivi, fichi e oleandri. È una città senza mura, perché si sentiva protetta dalle sue leggi. Un’eco forte e ancora viva, che ci parla di civiltà, regole e memoria.
Angela: non lontanissimo da Festo, ci spostiamo a vedere un altro dei meravigliosi siti archeologici di Creta.
Piero: eccoci a Gortyna. Cambia l’epoca, cambia lo stile, ma resta quella sensazione che solo Creta sa dare: quella di essere al centro di qualcosa di antico e fondamentale.
Angela: e stavolta, niente palazzi minoici. Qui siamo molto più avanti nel tempo. Gortyna è romana. Ma anche greca. E anche dorica. È una città che non ha una sola anima, ma molte sovrapposte. E ognuna ha lasciato un segno.
Piero: i primi insediamenti sono del periodo minoico, ma è con i Dori, nell’VIII secolo a.C., che Gortyna diventa importante. Poi i Romani la scelgono come capitale della provincia di Creta e Cirenaica. E da lì inizia una nuova storia.
Angela: è una città ricca, moderna, con acquedotti, terme, teatri, fori, statue. Ma quello che la rende unica non sono solo le rovine, è quello che c’è scritto sulle pietre.
Piero: esatto. Il celebre Codice di Gortyna, inciso direttamente su un lungo muro di pietra calcarea nel V secolo a.C., è la più antica raccolta di leggi civili d’Europa. Un “manuale di convivenza”, diremmo oggi. E non era nascosto in qualche archivio, ma esposto pubblicamente: la legge visibile per tutti.
Angela: dodici colonne di testo, scritte in bustrofedico – una riga da sinistra a destra, la successiva da destra a sinistra, come l’aratro che gira nei campi. Bellissimo anche visivamente.
Piero: e incredibilmente moderno nel contenuto. Parla di matrimonio, eredità, divorzio, proprietà, schiavitù, stupri, adozioni. Preciso, dettagliato, concreto. Non divino, ma civile. Non per gli dèi, ma per le persone.
Angela: come se Gortyna ci dicesse: qui non contano solo i miti. Qui si governa con le parole scolpite nella pietra, non nei templi.
Piero: l’area archeologica si snoda tra uliveti e sentieri di terra. Sembra quasi nascosta (a tal punto che ci siamo passati davanti due volte senza vederla…), e invece è vastissima. Si entra tra le rovine dell’odeon romano, un piccolo teatro semicircolare costruito nel I secolo d.C. Qui si ascoltavano musica, orazioni, poesie.
Angela: ed è proprio accanto all’odeon che troviamo il Codice. Non un monumento isolato, ma parte integrante della vita cittadina. Come se diritto e bellezza fossero la stessa cosa.
Piero: più avanti, resti di strade lastricate e i ruderi della basilica cristiana di Tito, costruita nel VI secolo. Tito, discepolo di San Paolo, secondo la tradizione fonda qui la prima comunità cristiana di Creta.
Angela: qui l’archeologia si fa racconto. Dai Dori ai Romani, dal diritto greco alla fede cristiana, tutto si tiene insieme. E tutto è immerso nel verde. Fichi, ulivi, oleandri. Le pietre affiorano tra le piante come pensieri tra i sogni.
Piero: nella parte più antica si riconoscono ancora i resti del praetorium romano, la sede del governatore. E poco oltre, ciò che resta del foro, con colonne e basi di statue. Non grandioso come Roma, ma pieno di dignità.
Angela: è una città senza mura, come le antiche poleis greche. Forse proprio perché si sentiva sicura, forte delle sue leggi. E di una posizione strategica: al centro della Messarà, non lontana né dal mare né dalle montagne.
Piero: e pensare che nel periodo ellenistico contendeva a Cnosso il controllo dell’isola. Due modelli diversi di potere: Cnosso aveva il mito, Gortyna la legge. Cnosso la corte, Gortyna il foro.
Angela: adesso è tutto quieto, silenzioso. Ma basta leggere quelle righe incise per sentirne ancora la voce. La giustizia, qui, non era un’astrazione. Era una cosa da scolpire. Da mostrare. Da vivere.
Piero: ogni viaggio a Creta è un incontro con qualcosa che ci riguarda ancora. Qui non c’è il labirinto, non ci sono affreschi. Ma ci sono le regole. La dignità della convivenza. E una pietra che non dimentica.
Heraklion – Il Museo, la città, il tempo
Heraklion è più di una semplice tappa di viaggio: è un crocevia dove passato e presente si incontrano e dialogano. Dopo la visita ai grandi siti archeologici dell’isola, il Museo Archeologico di Heraklion è il luogo che permette di ricomporre il mosaico della storia minoica. Ogni sala è un racconto. Ogni oggetto, un testimone. Dai meravigliosi pendenti d’oro come il Bee Pendant alle statuette delle dee dei serpenti, dal Disco di Festo – con i suoi misteriosi simboli a spirale – agli affreschi restaurati del Principe dei gigli o della Parigina, tutto vibra di bellezza e mistero. Il percorso è intelligente, coinvolgente, quasi emozionante. Si esce con la sensazione di aver conosciuto davvero il mondo minoico.
La visita continua poi nel cuore della città. Heraklion è viva, concreta, con un porto animato da pescatori e barche colorate, sullo sfondo la solenne Fortezza di Koules. Da lì si sale verso la Cattedrale di San Tito, la Loggia veneziana e la Fontana Morosini, scoprendo una città che forse non ha l’incanto di altre località cretesi, ma sa ancora sorprendere con scorci autentici e tracce storiche importanti. È un luogo che unisce il respiro lungo dei secoli alla vita quotidiana. E proprio per questo merita tempo, attenzione e rispetto.
Angela: poco lontano da Cnosso, ci spostiamo nel capoluogo dell’isola di Creta, Heraklion.
Piero: dopo aver visitato Cnosso, Festo e Gortyna, ci serviva un luogo che mettesse insieme tutto ciò che avevamo visto, sentito, immaginato. E quel luogo è proprio il Museo Archeologico di Heraklion. E da qui iniziamo la nostra visita.
Angela: sì, perché i palazzi, per quanto emozionanti, sono frammenti. Quello che manca – i colori, i volti, i dettagli – lo trovi qui. In questo museo ogni pietra prende voce, ogni simbolo un significato, ogni mito una forma.
Piero: il percorso è costruito con grande intelligenza: non si salta da un'epoca all’altra, ma si avanza piano, come se si seguisse il filo di Arianna nella storia di Creta. Si comincia con il neolitico e si arriva al mondo romano, ma è il cuore minoico a rubare la scena.
Angela: uno dei primi oggetti che ci attrae è un piccolo capolavoro d’oro: il celebre Bee Pendant, il pendente delle api. Due api affrontate, perfettamente simmetriche, reggono con le zampe una minuscola goccia di miele. Le ali traforate, il corpo stilizzato… è un oggetto antico di quasi 4.000 anni, ma con una bellezza che parla anche a noi.
Piero: simbolo di natura, armonia e lavoro collettivo. Ritrovato a Mallia, ci racconta che i Minoici sapevano fondere spiritualità, tecnica e bellezza in un’unica immagine. Ed è solo uno dei tanti gioielli (nel vero significato letterale) che troviamo in questo museo.
Angela: e poi ci sono le dee dei serpenti. Minuscole, ma fortissime. Donne con occhi grandi, seni scoperti, serpenti tra le mani. Il potere femminile nella religione minoica non è secondario: è centrale, sacro, dominante. Quelle statuette sembrano vive.
Piero: arriva poi il momento che più aspettavo: il Disco di Festo. Lo avevamo già evocato tra le rovine del palazzo, ma qui lo vediamo per davvero. Piccolo, in terracotta, inciso a spirale con simboli che nessuno ha mai decifrato. È misterioso, ipnotico. Lo guardi e ti sembra che possa ancora raccontare qualcosa, se solo sapessimo ascoltare.
Angela: ha un diametro di circa 16 cm, è realizzato in argilla cotta e presenta su entrambi i lati una spirale composta da 241 segni stampati con timbri. I simboli (45 diversi) rappresentano oggetti, animali, strumenti, figure umane stilizzate. Il testo segue un andamento a spirale, partendo dall’esterno verso il centro su un lato e dal centro verso l’esterno sull’altro, ma non è chiaro quale sia il lato "principale" né il verso di lettura.
Piero: a renderlo sensazionale è innanzitutto il fatto che è l’unico esempio conosciuto di scrittura “a timbro” del mondo antico: i segni non sono incisi a mano ma stampati, come un moderno carattere tipografico. È per questo che alcuni studiosi lo considerano la più antica forma di “stampa” della storia. Ancora, è scritto in una lingua sconosciuta, forse pre-ellenica, e non ha confronti diretti né con il Lineare A né con il Lineare B.
Angela: ma soprattutto non è mai stato decifrato con certezza, anche se sono state proposte oltre un centinaio di interpretazioni: preghiera, inno sacro, calendario agricolo, lista di nomi, formula magica, perfino un gioco da tavolo o un oggetto decorativo: alcuni pensano che sia un testo religioso, forse una litania rituale per il culto della Dea Madre; altri lo vedono come un documento amministrativo, magari una lista di offerte o sacrifici; altri ancora ipotizzano che sia un oggetto non cretese, importato da un’altra civiltà o addirittura extra-terreste e rimasto unico perché non parte di un sistema scrittorio diffuso.
Piero: una curiosità: nel 2022 è stato pubblicato uno studio che ipotizza che il disco sia fonico: un testo destinato ad essere cantato o recitato, simile a un “disco” in senso moderno. Ma anche questa resta un’ipotesi suggestiva tra molte.
Angela: e poi gli oggetti quotidiani: pithoi in miniatura, ceramiche decorate, coppe, vasi, amuleti, strumenti musicali. E ancora armi, con tanti esempi della già citata ascia bipenne. Ogni cosa è curata, modellata, pensata anche per essere bella, oltre che utile.
Piero: uno dei pezzi che più colpisce è il rhyton a testa di toro, scolpito in pietra con dettagli accuratissimi, gli occhi intarsiati, le corna probabilmente dorate. Era usato nei rituali, forse per versare vino o sangue durante le cerimonie sacre.
Angela: da qui il percorso si apre verso le stanze degli affreschi. Ritroviamo le scene viste a Cnosso, ma qui ci appaiono come erano davvero: il Principe dei gigli che avanza in mezzo ai fiori, il Salto del toro con quei corpi sospesi in aria, la Parigina con lo sguardo fiero e il trucco perfetto. Sono immagini che ci restituiscono l’anima elegante e danzante della civiltà minoica.
Piero: ci sono poi le tavolette in Lineare A e Lineare B, le iscrizioni religiose, i modelli di edifici, le offerte votive dei santuari montani. Tutto è pensato per raccontare una storia lunga e coerente, ma anche per restituire l’emozione del dettaglio.
Angela: e adesso, posso dirlo: questo museo mi ha colpito profondamente. Non è solo una raccolta di oggetti: è un’esperienza. Curato, elegante, coinvolgente. È come se ci avesse preso per mano e ci avesse accompagnati nella mente dei Minoici, nella loro visione del mondo, del sacro, della vita.
Piero: siamo entrati per vedere delle cose. Ma siamo usciti avendo conosciuto a fondo i Minoici che dopo questa esperienza non sono più solo una civiltà antica, sono diventati reali. E per questo non dimenticheremo mai questo museo. Godetevelo con noi in questo video:
Angela: appena usciti dal museo, siamo andati verso il mare.
Piero: iniziamo la nostra visita alla città. Una premessa è doverosa. Non è una città indimenticabile, ma qualche ora dopo il museo vale la pena trascorrerla.
Angela: la nostra visita della di Heraklion inizia dal porto con il suo brulicare di barche colorate, reti, pescatori che sistemano il pescato e un vento salmastro che riempie l’aria.
Piero: il porto è un luogo di vita vera. I gabbiani volano in cerchio, le imbarcazioni dondolano dolcemente, e sullo sfondo si staglia la sagoma massiccia della Fortezza di Koules. Un guardiano silenzioso che domina l’orizzonte.
Angela: abbiamo camminato lungo la banchina, assaporando il profumo di mare e sentendo il ritmo lento e antico di questo porto, crocevia di storie e culture. Le barche di legno, i colori vivaci, i pescatori che chiacchierano: tutto racconta una tradizione ancora viva.
Piero: lasciando il porto alle spalle, ci siamo avventurati verso il centro storico. La prima tappa è stata la cattedrale di San Tito, dedicata al primo vescovo di Creta.
Angela: una chiesa piena di luce e spiritualità, con icone bizantine e un’atmosfera che invita alla calma. Ci ha colpito la storia di questa cattedrale, che è stata più volte distrutta e ricostruita, proprio come la città.
Piero: da lì abbiamo raggiunto la Loggia Veneziana, un elegante edificio rinascimentale con portici e colonne, un tempo sede del potere veneziano, oggi cuore amministrativo della città.
Angela: e infine la nostra passeggiata ci ha portato alla Fontana Morosini, con i suoi quattro leoni scolpiti che ancora oggi zampillano acqua fresca. Intorno, il brusio di mercatini, bar e persone che vivono la città.
Piero: con il sole adesso a picco su di noi, siamo tornati al porto per una passeggiata lenta, quasi meditativa. La Fortezza di Koules, vista ora da vicino, ci ha mostrato tutta la sua imponenza.
Angela: abbiamo camminato lungo le sue mura, ascoltando il rumore delle onde che si infrangono sulle rocce, mentre il sole potente del primo pomeriggio la colora di un ocra intenso. La giusta chiusura della nostra visita.
Piero: Heraklion è tutto questo: un mix di vita, storia, mare e resistenza. Una città che comunque ti prende per mano e ti accompagna dal passato al presente in un respiro unico.
Agios Nikolaos – Tra mito e luce dorata
Agios Nikolaos, o San Nicolò, ci accoglie nel momento più bello del giorno: quando la luce dorata del tramonto avvolge la laguna di Voulismeni e colora tutto di rame e silenzio. È una cittadina elegante e rilassata, con un lungomare che invita alla lentezza e alla contemplazione. Il cuore pulsante è proprio la laguna, profonda e misteriosa, legata ai miti di Atena e Artemide. Passeggiando, si incontrano sculture evocative che richiamano i racconti della mitologia cretese: la cornucopia di Amaltea, simbolo di abbondanza, e la figura di Europa, rapita da Zeus trasformato in toro.
All’orizzonte, l’isola di Spinalonga appare come una presenza discreta ma intensa: un luogo di dolore e dignità, che conserva il ricordo dell’ultima colonia di lebbrosi d’Europa. Intorno, boutique raffinate, spiaggette urbane, vicoli curati e il profumo di mare danno ad Agios Nikolaos un’atmosfera da cartolina vissuta. E quando la sera scende sulla laguna e le luci si riflettono come lanterne tremolanti sull’acqua, si comprende il vero fascino di questo luogo: un’eleganza sottile, senza sforzo, che conquista chi sa guardare.
Angela: da una città ad un’altra. Arriviamo a San Nicolò nel tardo pomeriggio, proprio quando il sole comincia a scendere dietro le colline. L’aria si fa morbida, e la luce inizia a tingere tutto di oro e rame. È il momento perfetto per una passeggiata.
Piero: il lungomare di Agios Nikolaos è elegante ma rilassato. Pochi rumori, qualche risata, il profumo del mare, e i passi lenti sul marciapiede accanto all’acqua. Da qui si apre la vista sulla laguna di Voulismeni, uno specchio d’acqua che sembra scolpito nel cuore della città.
Angela: la laguna è una vera sorpresa. Secondo il mito, Atena e Artemide vi si sarebbero immerse per bagnarsi. È profonda, misteriosa, con i suoi bordi ripidi e scuri, e i tavolini dei bar che sembrano galleggiare sull’acqua. I gabbiani girano in cerchio, i riflessi diventano rosa.
Piero: lungo la passeggiata, due sculture moderne in bronzo attirano la nostra attenzione. La prima rappresenta un corno; non straordinaria da un punto di vista artistico ma molto profonda nel significato.
Angela: secondo il mito della nascita di Zeus, il padre degli dei, nascosto in una grotta, veniva nutrito da una capra di nome Amaltea. Un giorno, mentre il giovane Zeus giocava con Amaltea, accidentalmente le rompe un corno: per ricompensarla e come segno di gratitudine, Zeus benedice il corno rotto in modo che chi ne fosse venuto in possesso vi avrebbe trovato tutto ciò che desiderava.
Piero: nasce così il mito del corno di Amaltea o Cornucopia, un eterno simbolo di abbondanza. La scultura raffigura proprio il Corno di Amalthea ed è stata disegnata e creata da Nikos e Pantelis Sotiriadis nel 2000.
Angela: l’altra è una figura femminile, stilizzata ma potente, con le braccia rivolte verso l’alto e lo sguardo fiero rivolto verso l’orizzonte.
Piero: anche questa statua si ricollega al mito di Zeus a Creta: il padre degli dei, infatti, si era innamorato di una bella principessa di nome Europa e avvicina l’amata nelle fattezze di un toro bianco, mentre ella giocava con le sue ancelle. La fanciulla, affascinata dalla bellezza dell’animale vigoroso ancorché dall’aspetto mansueto, inizia ad accarezzarlo e a giocare con lui e cerca di cavalcarlo; il toro-Zeus a quel punto si spinge in acqua e la rapisce, trasportando l’amata in lacrime a Creta.
Angela: la scultura è stata disegnata dal regista cretese Nikos Koundouros e realizzata anch’essa da Nikos e Pantelis Sotiriadis.
Piero: sullo sfondo, all’orizzonte, intravediamo un’isola: è Spinalonga, e subito il pensiero corre alla sua storia. Un piccolo lembo di terra, fortificato dai veneziani, ma noto soprattutto perché fu l’ultima colonia di lebbrosi d’Europa, attiva fino al 1957.
Angela: è un luogo che non abbiamo visitato, ma che aleggia su tutta questa zona come un ricordo profondo. Una piccola isola di dolore e di dignità, che oggi viene raccontata in libri, documentari e romanzi. È silenziosa, ma presente.
Piero: intanto la luce cambia ancora. La laguna riflette il cielo come uno specchio liquido, e i locali lungo l’acqua si accendono di luci calde. Ci sediamo per un aperitivo a base di ouzo ovviamente.
Angela: e da quella terrazza che si affaccia sull’acqua, ci rendiamo conto di quanto Agios Nikolaos sia speciale. C’è un’eleganza naturale in questa cittadina: nei vicoli puliti, nelle boutique raffinate, nelle gallerie d’arte che si nascondono tra le stradine del centro.
Piero: e poi ci sono le piccole spiagge cittadine, con le loro insenature chiare e riparate, dove l’acqua è trasparente come cristallo e le barche scivolano silenziose tra le boe. Luoghi perfetti per un tuffo improvvisato o una sosta sotto il sole.
Angela: la laguna, in particolare, ha qualcosa di magico. Di sera si trasforma: le rocce diventano scure, le luci dei ristoranti si riflettono come lanterne tremolanti, e il cerchio d’acqua sembra chiudersi come un occhio che sogna. È il cuore segreto di questa città.
Piero: Agios Nikolaos non ha bisogno di stupire: ti conquista piano, con discrezione. E mentre il giorno si spegne sulla laguna, ci sentiamo davvero nel posto giusto, al momento giusto.
Angela: tanti bei ristoranti che ti invogliano a magiare un piatto di pesce in riva al mare e le bellissime e colorate vie dello shopping: il tutto rende San Nicolò una bellissima cartolina di una Creta diversa, anche nei prezzi qui, ahimè…
Le spiagge di Creta, tra memoria e sogno
Creta ci ha accompagnati ovunque con il suo mare immenso, limpido e cangiante, un mare che muta colori dal verde smeraldo al cobalto profondo fino all’oro liquido del tramonto. Con oltre 500 km di costa e più di 120 spiagge premiate con la Bandiera Blu nel 2024, l’isola offre angoli nascosti di grande bellezza, calette raggiungibili solo via mare o a piedi, e baie dove la storia si mescola al paesaggio.
Tra tutte, Matala spicca per la sua atmosfera unica: una baia incorniciata da falesie con grotte neolitiche trasformate in tombe romane e, nel Novecento, rifugio per gli hippie in cerca di libertà e poesia. Le tracce di quell’epoca sono ancora visibili tra murales e scritte colorate, mentre la spiaggia dorata e il mare cristallino invitano a un tuffo nella storia e nella natura.
Malia, invece, offre una spiaggia più turistica e rilassante, il luogo perfetto per ricaricare le energie dopo le esplorazioni. E poi ci sono sogni da custodire per il futuro: Elafonissi con la sua sabbia rosa, Balos con la sua laguna incantata, Preveli e il suo fiume tra palme selvagge, Vai con il suo palmeto, e Seitan Limania, un’incantevole insenatura azzurra tra le rocce. A Creta ogni spiaggia è un racconto da vivere, e noi non vediamo l’ora di scoprirle tutte.
Piero: c’è una cosa che a Creta ci ha accompagnati ovunque, in ogni tappa, in ogni pausa, in ogni sguardo: il mare. Immenso, limpido, cangiante. Un mare che a volte si colora di smeraldo, altre di cobalto, altre ancora riflette l’oro del tramonto come uno specchio liquido. Sempre presente, sempre diverso.
Angela: e non è solo un’impressione. Creta vanta oltre 500 chilometri di costa, e una qualità dell’acqua tra le migliori di tutto il Mediterraneo. Nel 2024, più di 120 spiagge dell’isola hanno ricevuto la Bandiera Blu, il riconoscimento internazionale che premia le acque pulite, la sicurezza, i servizi e la sostenibilità ambientale.
Piero: e non parliamo solo delle spiagge famose: ogni angolo dell’isola nasconde calette, insenature, spiaggette affacciate su baie trasparenti, raggiungibili magari solo a piedi o con una barca.
Angela: il mare di Creta non è solo paesaggio: è identità, memoria, promessa. È il mare dei miti e dei commerci antichi, dei pescatori e dei marinai, delle invasioni e delle partenze. È il mare che accoglie e protegge, ma che sa anche raccontare la forza aspra di questa terra.
Piero: e così ogni bagno, ogni sosta in riva, ogni passeggiata sulla battigia ha avuto qualcosa di diverso. Un colore nuovo, un vento diverso, una sensazione da portare via. E adesso che siamo tornati, è proprio quel mare che ci manca di più.
Angela: abbiamo passato tanto tempo in spiaggia, ma abbiamo visitato poche spiagge famose.
Piero: ma non ci è andata sicuramente male. Abbiamo scelto Matala.
Angela: vero: bellissima e facile da raggiungere.
Piero: Matala appare all’improvviso, incorniciata da falesie dorate e da una spiaggia di sabbia fine. Quello che colpisce subito sono le grotte che si aprono nella parete calcarea, come occhi spalancati sulla baia.
Angela: sembrano naturali, ma molte sono state scavate dall’uomo. Risalgono all’epoca neolitica, e poi sono state usate dai romani come tombe. Entrarci è come mettere piede in un’altra epoca: ambienti spogli, finestrelle, nicchie scavate nella roccia. Il rumore del mare entra ovattato, e il vento fa vibrare l’aria. Peccato che adesso le abbiano recintate per far pagare un biglietto… E il percorso per salire in cima non è neppure semplicissimo, specie per chi soffre di vertigini come te.
Piero: eppure non sono solo un sito archeologico. Perché nel Novecento, proprio in queste grotte, arrivarono altri “abitanti”: gli hippies. Negli anni '60 e '70 Matala diventa un rifugio per chi cercava libertà, poesia, musica. Un posto dove vivere fuori dalle regole, vicini alla natura, lontani dal mondo.
Angela: vi hanno vissuto giovani da tutta Europa, e anche Joni Mitchell ha scritto una canzone ispirata a questa baia. Le grotte diventano case improvvisate: coperte stese, chitarre, parole al vento, amori d’estate. Oggi quell’epoca è lontana, ma a Matala restano le tracce: murales colorati, scritte sui muri, una scultura con la scritta “Today is life, tomorrow never comes”.
Piero: è diventata una località turistica, certo, e le bancarelle vendono più t-shirt che sogni. Ma se si viene qui con gli occhi giusti, si riesce ancora a sentire quell’eco: la voglia di vivere leggeri, di cercare qualcosa che non si compra.
Angela: la spiaggia, invece, resta bellissima. Un lungo arco dorato davanti a un mare cristallino, con quella parete rocciosa che sembra proteggere tutto. E fare un bagno qui, tra le onde e la storia, è qualcosa che non dimentichi.
Piero: più a nord, dopo giornate di esplorazioni tra rovine, città e coste, ci godiamo il nostro punto di partenza: Malia. La sua spiaggia è ampia, sabbiosa, perfetta per rilassarsi. Ombrelloni ordinati, bar sul mare, e una lunga distesa dove camminare a piedi nudi.
Angela: non ha l’anima selvaggia di Matala, né il mistero della laguna di Agios Nikolaos, ma ha il sapore dell’abitudine, del ritorno. Il posto dove tiri il fiato, dove lasci che tutto si depositi. Il luogo da cui parti… e a cui torni.
Piero: ma una settimana a Creta è solo un primo abbraccio. Perché ci sono spiagge che abbiamo solo sfiorato con la mente. Immaginate, sognate, segnate sulla mappa. E che ci aspettano.
Angela: Elafonissi, con la sua sabbia rosa e l’acqua turchese come nei tropici. Balos, una laguna sospesa tra cielo e terra, raggiungibile solo con cammino o barca. Preveli, con il fiume che sfocia in mare, circondato da palme selvagge. E poi ancora Vai, dove cresce il più grande palmeto naturale d’Europa, una spiaggia quasi esotica. Seitan Limania, una lama di acqua azzurra che si infila tra le rocce bianche.
Piero: le guardiamo su una cartina, le troviamo nei racconti degli altri, le sogniamo a occhi aperti. E una cosa è certa: torneremo a cercarle tutte. Perché a Creta, ogni spiaggia è una storia. E noi, di storie, non siamo mai sazi.
Concludere un viaggio. O forse no.
Una settimana non basta per vedere tutta Creta. Ma se la si affronta con calma, con i tempi giusti, può bastare per sentirla. Noi lo abbiamo fatto fatto: abbiamo camminato tra le rovine di Cnosso e Festo, scoperto la poesia silenziosa di Gortyna, lasciato che la luce accarezzasse le acque tranquille di Agios Nikolaos. Abbiamo percorso sentieri di pietra e memoria, ci siamo persi nei vicoli di Heraklion ed abbiamo ascoltato il vento tra le grotte di Matala.
Due giorni intensi alla scoperta del cuore storico dell’isola. Il resto lo abbiamo affidato al mare, alla luce, ai silenzi e ai profumi. Questa volta abbiamo scelto di non correre: perché Creta non va visitata, va vissuta.
E mentre il viaggio si chiude, la lista di ciò che resta da vedere si allunga: le cittadine di Chania e Rethymno, i monasteri di Arkadi e Toplou, l’altopiano di Lasithi e la grotta di Zeus, la gola di Samaria, il palazzo minoico di Zakros, il villaggio di Archanes... immagini ancora solo sognate.
Ma a Creta si torna. Perché non è solo una meta: è un modo di sentire. E quando ci si lascia sfiorare dal suo mare, dalle sue pietre e dalle sue storie, non si torna mai davvero via. Si parte sempre in due: con sé stessi... e con la promessa di tornare.
Angela: per godere davvero di Creta, abbiamo scelto di non correre. Una settimana non basta per vedere tutto, ma può bastare per sentire davvero un’isola, se si dosano bene i tempi.
Piero: così abbiamo distribuito le giornate con cura. In due giorni intensi ma bellissimi abbiamo visto alcune delle meraviglie più affascinanti: prima Cnosso, il Museo Archeologico di Heraklion con la città e il tramonto sulle acque tranquille di San Nicolò; poi Festo, l’antica Gortyna e la baia leggendaria di Matala.
Angela: tutto ruotava attorno a un equilibrio: tra cammino e contemplazione, tra storia e mare, tra antico e contemporaneo. Abbiamo ascoltato il battito della Creta minoica, respirato i silenzi delle rovine, e lasciato che il mare ci parlasse con la sua voce più vera.
Piero: abbiamo camminato tra palazzi millenari e strade veneziane, ci siamo persi nei profumi delle taverne e nelle luci dorate della laguna, ci siamo lasciati raccontare da un’isola che sa mescolare memoria e bellezza, polvere e sale.
Angela: provate a rivevere la nostra esperienza in questo breve video:
Piero: Creta ci ha regalato molto. Ma ci ha anche fatto capire quanto ancora resta da vedere. Oltre alle spiagge, ci sono altri luoghi che abbiamo segnato sulla mappa, e che già ci chiamano:
l’altopiano di Lasithi, con i suoi mulini bianchi e la grotta dove sarebbe nato Zeus
la gola di Samaria, una delle più lunghe d’Europa, tra pareti imponenti e panorami selvaggi
il palazzo minoico di Zakros, tra i meno conosciuti ma tra i più affascinanti
il villaggio di Archanes, immerso nei vigneti e nella tranquillità cretese
i monasteri storici di Arkadi e Toplou, custodi di fede e resistenza
le cittadine di Chania e Rethymno, con i loro porti, i palazzi e le mille sfumature veneziane e ottomane
Angela: le guardiamo sulle mappe e per adesso le immaginiamo soltanto nei racconti degli altri. E già le sogniamo. Creta non finisce: si dilata nel tempo, e ti resta addosso come il sale sulla pelle dopo un bagno.
Piero: e alla fine, quello che resta non sono solo i luoghi, ma le sensazioni: la freschezza dell’acqua sotto le grotte di Matala, il silenzio delle colonne a Festo, il profumo del timo sulla strada per Gortyna, la luce obliqua su Agios Nikolaos.
Angela: Creta ci ha parlato in mille lingue: quella del mare, della pietra, del mito, della sabbia, della musica. E noi le abbiamo risposto come meglio sappiamo fare: con i piedi scalzi, gli occhi aperti e il cuore attento.
Piero: questo racconto si chiude qui, ma non è la fine. È solo una prima pagina. Perché Creta ha ancora moltissimo da mostrarci. Torneremo. Per le spiagge che non abbiamo visto. Per i sentieri che salgono sulle montagne. Per i villaggi dove il tempo si ferma. Per altri silenzi, altri tramonti, altre storie.
Angela: torneremo. Perché a Creta, si arriva una volta sola. Ma si parte sempre in due: con sé stessi… e con la promessa di tornare. Intanto però rivediamo tutto in questo video.